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Come si progetta un’architettura accessibile, oltre la norma?
Architettura accessibile: innovazione e inclusione negli spazi pubblici e privati
La legge italiana fissa una soglia, compresi orientamento e riconoscibilità dei luoghi; la qualità d’uso si progetta sopra quella soglia. Le norme per il privato e il pubblico, il passaggio dall’accessibilità all’inclusione, sei principi di progetto e tre lavori di natura diversa.
· aggiornato il 7 minuti di lettura

L’architettura accessibile è il progetto di edifici e spazi aperti che chiunque può raggiungere, comprendere e usare in autonomia, sicurezza e comfort: persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive, persone anziane, bambini, chi vive una limitazione temporanea. In Italia la legge fissa la soglia minima, compresi l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi; la qualità d’uso si progetta sopra quella soglia.
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Cosa chiedono le norme italiane
La normativa distingue tra edilizia privata ed edilizia pubblica. Per gli edifici privati, la Legge 9 gennaio 1989, n. 13 (si apre in una nuova scheda) e il suo regolamento di attuazione, il DM 14 giugno 1989, n. 236 (si apre in una nuova scheda), definiscono tre livelli di qualità (accessibilità, visitabilità, adattabilità) e le relative prescrizioni tecniche. Per gli edifici e gli spazi pubblici il riferimento è il DPR 24 luglio 1996, n. 503 (si apre in una nuova scheda). Le amministrazioni sono inoltre tenute a redigere i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), introdotti dall’art. 32 della Legge 28 febbraio 1986, n. 41 (si apre in una nuova scheda) ed estesi agli spazi urbani dalla Legge 104/1992.
Sono soglie misurabili, ed è giusto che lo siano. Il DM 236/1989 non si limita alle misure: considera barriera anche la mancanza di accorgimenti che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi, in particolare per le persone non vedenti, ipovedenti e sorde. Una soglia, però, dice che cosa non deve mancare, non se uno spazio sarà confortevole e desiderabile: per questo il progetto tiene insieme requisiti ed esperienza delle persone. Ne abbiamo scritto in L’abbattimento delle barriere architettoniche: la Legge 13 e in PEBA Lombardia: linee guida in chiave Design for All.
Dall’accessibilità all’inclusione: Design for All e Inclusive Design
Il Design for All e l’Inclusive Design spostano la domanda: non «quali barriere rimuovere», ma «per quali persone progettiamo, e come vogliono sentirsi in questo spazio». Sono approcci distinti e complementari: il Design for All, definito dall’EIDD nella Dichiarazione di Stoccolma (2004) come «progettazione per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza», e l’Inclusive Design, sviluppato in ambito britannico; l’Universal Design, nato negli Stati Uniti, ne condivide l’obiettivo partendo da principi formalizzati per il prodotto e l’edificio. Le differenze sono descritte in Design for All, Inclusive Design, Universal Design: approcci progettuali a confronto.
Non si tratta solo di conformarsi a normative esistenti, ma di adottare un approccio proattivo capace di anticipare le esigenze degli utenti e migliorare la qualità della vita. Il Design for All rappresenta un approccio progettuale che non considera l’accessibilità come un vincolo, bensì come un’opportunità per realizzare ambienti più funzionali, accoglienti e armoniosi. Ne derivano soluzioni che rispondono a forma e funzione, ma anche a comfort e benessere, e che le persone scelgono perché le trovano belle, non perché vi sono costrette.
L’inclusività negli spazi architettonici non riguarda solo le persone con disabilità motorie, ma anche anziani, bambini, persone con difficoltà sensoriali e chiunque possa beneficiare di un ambiente più intuitivo e accogliente. Nel nostro lavoro, creiamo edifici con percorsi fluidi, spazi modulabili e tecnologie integrate, non solo per garantire l’accessibilità, ma per sviluppare una nuova estetica capace di valorizzare il concetto di equità nell’abitare.
Sei principi di progetto
Il nostro studio ha maturato un’esperienza consolidata nella progettazione di spazi accessibili, sviluppando soluzioni su misura per edifici pubblici e privati. L’architettura accessibile che progettiamo si fonda su alcuni principi cardine, che orientano il progetto verso la gamma di utenti più ampia possibile:
- Progettazione universale: creazione di spazi utilizzabili da tutti, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o cognitive.
- Eliminazione delle barriere architettoniche: rimozione di ostacoli strutturali che limitano la mobilità e l’autonomia.
- Integrazione dell’ergonomia negli spazi pubblici e privati: progettazione che migliora il comfort e la sicurezza di tutti gli utenti.
- Uso di materiali e tecnologie innovative: soluzioni avanzate per garantire accessibilità senza compromettere estetica e funzionalità.
- Flessibilità d’uso: progettazione di ambienti capaci di adattarsi a diverse esigenze, favorendo l’autonomia di tutti gli utenti.
- Chiarezza e percezione: uso di segnaletica efficace, contrasti visivi adeguati e illuminazione studiata per facilitare l’orientamento.
Applicazioni pratiche
L’architettura accessibile trova applicazione in diversi ambiti, e nei nostri progetti ci occupiamo di:
- Edifici pubblici e privati progettati con percorsi senza ostacoli, ingressi facilitati e segnaletica accessibile.
- Spazi interni inclusivi che favoriscono la mobilità e l’ergonomia, come cucine accessibili, bagni adattabili e arredi modulari.
- Uso della natura come strumento di inclusione: progettare spazi verdi e aree pubbliche con percorsi accessibili, aree tattili e zone di riposo per garantire benessere psicofisico a tutti.
Attraverso ogni progetto, il nostro obiettivo è coniugare accessibilità e valore estetico, ponendo al centro le esigenze delle persone e sviluppando soluzioni che migliorano la qualità della vita.
Progetti e prove
Questi principi si misurano su lavori di natura diversa: un prodotto in produzione, un progetto pubblicato, una consulenza.
- Il lavabo d’appoggio Prime, sviluppato con Goman e selezionato nell’ADI Design Index 2019: rispetta le norme sull’accessibilità e insieme la dignità delle persone che lo usano.
- Il bagno inclusivo «Anche per me», pubblicato su Il Bagno Oggi e Domani n. 356 (settembre-ottobre 2026): circa 5,5 metri quadrati pensati perché siano confortevoli per chiunque li usi, senza l’aspetto di un presidio. Il sanitario a terra disegnato per il progetto è ancora un concept.
- La consulenza per i Musei Civici di Bologna: linee guida di progetto e PEBA per 12 sedi museali, circa 550 pagine elaborate da Design for All Italia con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, in un processo aperto dal Co-Design con oltre 150 partecipanti.
Le opere di architettura dello studio sono raccolte su rodighiero.design (si apre in una nuova scheda); Rodighiero.Design for All è lo spazio che lo stesso studio dedica al Design for All e all’Inclusive Design. Altre soluzioni sono nelle storie di progetto.
Accessibilità e innovazione: ripensare l’architettura del futuro
Il progresso nell’architettura accessibile non si misura solo nell’eliminazione di ostacoli fisici, ma nella creazione di ambienti realmente inclusivi. La progettazione universale, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’uso intelligente di tecnologie innovative e l’integrazione del Design for All rappresentano la strada per un futuro più equo e sostenibile.
Il nostro studio progetta spazi che mettono l’accessibilità al centro, perché architettura e inclusione possono coesistere armoniosamente. Progettare senza barriere non è solo un obbligo etico, ma una straordinaria opportunità per migliorare il benessere collettivo e creare una società più equa e consapevole.
Per enti e committenti che vogliono affrontare un progetto in questi termini, la consulenza Design for All e Inclusive Design accompagna il processo dalle prime scelte.
Domande frequenti
Quali norme regolano l’architettura accessibile in Italia?
Per gli edifici privati la Legge 13/1989 e il DM 236/1989, che definiscono tre livelli di qualità: accessibilità, visitabilità, adattabilità. Per gli edifici e gli spazi pubblici il DPR 503/1996. Le amministrazioni redigono inoltre i PEBA, i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
La norma riguarda solo le misure?
No. Il DM 236/1989 considera barriera anche la mancanza di accorgimenti che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi, in particolare per le persone non vedenti, ipovedenti e sorde. Resta però una soglia: dice che cosa non deve mancare, non se uno spazio sarà confortevole e desiderabile.
Che cosa aggiungono Design for All e Inclusive Design?
Spostano la domanda da «quali barriere rimuovere» a «per quali persone progettiamo, e come vogliono sentirsi in questo spazio». Ne derivano soluzioni che rispondono anche a comfort e benessere, e che le persone scelgono perché le trovano belle.
Fonti
- Universal Design in Architecture – Centre for Excellence in Universal Design (si apre in una nuova scheda)
- Design for Well-being – AIA Framework for Design Excellence, American Institute of Architects (AIA) (si apre in una nuova scheda)
- Designing for Disability Justice: on the need to take a variety of human bodies into account – Harvard Graduate School of Design (2021) (si apre in una nuova scheda)
- The EIDD Stockholm Declaration (2004) – EIDD Design for All Europe (si apre in una nuova scheda)
- Normattiva (si apre in una nuova scheda): Legge 13/1989, DM 236/1989, DPR 503/1996, Legge 41/1986 (collegamenti nel testo)
Nei nostri progetti
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