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Disabilità e invecchiamento in Europa: i numeri per progettare.

Chi usa prodotti, spazi e servizi cambia con l’età della popolazione. Qui i dati ufficiali, letti direttamente dalle fonti, con il loro anno e il loro limite.

La disabilità, in tre numeri

1,3 miliardi

di persone nel mondo vive una disabilità significativa: il 16% della popolazione.

Organizzazione mondiale della sanità, Global report on health equity for persons with disabilities, 2 dicembre 2022 (si apre in una nuova scheda)

Circa 90 milioni

di persone nell’Unione europea ha una qualche forma di disabilità: una persona adulta su quattro.

Consiglio dell’Unione europea, «Disability in the EU: facts and figures», su stime Eurostat 2024 (revisione del 16 luglio 2026) (si apre in una nuova scheda)

2,9 milioni

di persone in Italia ha limitazioni gravi nelle attività abituali.

Istat, Giornata internazionale delle persone con disabilità, dati 2023 (si apre in una nuova scheda)

Le tre fonti non misurano la stessa cosa: l’OMS stima la disabilità significativa; il Consiglio dell’Unione europea riporta chi dichiara una qualche limitazione; l’Istat conta le limitazioni gravi. Per questo i numeri non vanno sommati né confrontati tra loro.

Quante persone hanno 65 anni o più, paese per paese

  1. 2005, dato osservato

    Una persona su sei, nell’Unione europea, aveva 65 anni o più: il 16,7%. L’Italia era già il paese con la quota più alta, il 19,5%.

  2. 2025, dato osservato

    Oggi la quota è salita al 22,0%, più di una persona su cinque. I paesi più anziani: Italia 24,7%, Portogallo 24,3%, Bulgaria 24,0%. Le persone con 80 anni o più sono il 6,2%.

  3. 2050, proiezione

    Nello scenario di base delle proiezioni Eurostat la quota arriva al 29,1%, quasi una persona su tre. 8 paesi su 30 superano il 30%: Grecia 34,8%, Italia 34,6%, Portogallo 34,6%, Spagna 31,4%. Le persone con 80 anni o più salgono al 10,9%.

  4. 2100, proiezione

    A fine secolo tutti i 30 paesi superano il 30%; l’Unione europea è al 33,6%. Le differenze tra paesi si riducono: l’invecchiamento diventa la condizione comune.

Eurostat, demo_pjanind (dati osservati, aggiornati al 25 settembre 2026) e proj_25ndbi, proiezioni EUROPOP2025, scenario di base (aggiornate al 11 giugno 2026). Unione europea a 27, più Islanda, Norvegia e Svizzera. In grigio i paesi senza proiezioni.

I dati della mappa in tabella
Persone con 65 anni o più, in percentuale della popolazione. Fino al 2025 dati osservati; poi proiezioni, scenario di base.
Paese20052015202520302040205020602100
Unione europea (27)16,719,122,023,827,129,130,433,6
Austria15,918,520,222,726,227,629,433,2
Belgio17,218,120,222,024,125,226,732,0
Bulgaria17,420,524,025,227,830,331,030,5
Cechia14,117,820,721,924,728,129,831,5
Cipro12,114,518,320,323,828,233,037,2
Croazia17,319,023,324,726,628,530,034,3
Danimarca15,018,620,922,224,425,027,032,6
Estonia16,618,820,922,825,428,331,534,0
Finlandia15,919,923,624,825,426,729,434,8
Francia16,318,421,923,626,327,428,732,4
Germania18,621,022,725,027,427,728,631,8
Grecia18,320,823,725,630,934,834,734,9
Irlanda11,112,915,717,321,326,029,334,9
Islanda11,813,515,917,319,421,725,231,9
Italia19,521,924,727,232,634,634,836,8
Lettonia16,619,421,924,327,430,033,234,1
Lituania15,818,620,923,427,530,535,237,6
Lussemburgo14,114,215,216,919,522,125,433,5
Malta13,318,018,418,518,521,828,036,6
Norvegia14,716,219,020,523,625,127,432,8
Paesi Bassi14,017,820,822,624,724,525,831,7
Polonia13,115,421,022,224,929,633,235,1
Portogallo17,220,424,326,431,034,635,836,2
Romania14,217,020,320,724,627,429,132,3
Slovacchia11,714,018,820,724,329,031,932,8
Slovenia15,317,922,124,227,430,331,033,0
Spagna16,618,420,722,727,731,432,235,8
Svezia17,219,620,822,124,024,827,432,3
Svizzera15,817,819,521,524,526,428,632,9
Ungheria15,617,820,921,424,227,529,031,4

Dove cresce di più, dal 2025 al 2050

Ogni riga è un paese, in ordine di crescita: dove cresce di più, il pubblico di prodotti, spazi e servizi cambia più in fretta.

    Il punto vuoto è la quota di persone con 65 anni o più nel 2025, quello pieno la proiezione per il 2050. Eurostat, proj_25ndbi, proiezioni EUROPOP2025, scenario di base: valori 2025 e 2050 dello stesso scenario, perché il confronto sia omogeneo.
    I dati in tabella
    Quota di persone con 65 anni o più: proiezioni 2025 e 2050, scenario di base, e differenza in punti percentuali.
    Paese20252050Differenza
    Grecia23,734,8+11,1
    Spagna20,731,4+10,7
    Slovacchia18,529,0+10,5
    Irlanda15,726,0+10,3
    Portogallo24,334,6+10,3
    Italia24,734,6+9,9
    Cipro18,328,2+9,9
    Lituania20,930,5+9,6
    Polonia20,529,6+9,1
    Slovenia22,130,3+8,2
    Lettonia21,930,0+8,1
    Austria20,227,6+7,4
    Cechia20,728,1+7,4
    Estonia20,928,3+7,4
    Romania20,327,4+7,1
    Lussemburgo15,222,1+6,9
    Svizzera19,526,4+6,9
    Ungheria20,927,5+6,6
    Bulgaria24,030,3+6,3
    Norvegia19,025,1+6,1
    Islanda15,921,7+5,8
    Francia21,927,4+5,5
    Croazia23,328,5+5,2
    Belgio20,225,2+5,0
    Germania22,727,7+5,0
    Danimarca20,925,0+4,1
    Svezia20,824,8+4,0
    Paesi Bassi20,824,5+3,7
    Malta18,421,8+3,4
    Finlandia23,626,7+3,1

    Con l’età crescono le limitazioni nelle attività di ogni giorno

    Su cento persone, quante dichiarano limitazioni di lunga durata nelle attività abituali per problemi di salute. È l’indicatore europeo della disabilità: si basa su ciò che le persone dichiarano, non su una certificazione.

    16,3% delle persone dai 16 ai 64 anni dichiara limitazioni; gravi per il 4,2%.

    I valori dei singoli paesi non si prestano a una classifica: dipendono anche da come la domanda viene compresa e posta. In Italia, per esempio, il dato è passato dal 29,0% del 2015 al 16,5% del 2025, con un’interruzione della serie segnalata da Eurostat nel 2024. Per questo qui usiamo il dato europeo.

    Eurostat, hlth_silc_12, «Level of disability (activity limitation)», indagine EU-SILC 2025 (aggiornato al 20 ottobre 2026), doi:10.2908/HLTH_SILC_12.

    I dati in tabella
    Persone che dichiarano limitazioni di lunga durata nelle attività abituali per problemi di salute, Unione europea, 2025, in percentuale.
    EtàLimitazioni, in tuttodi cui gravi
    dai 16 ai 64 anni16,34,2
    65 anni e più47,514,8
    75 anni e più58,120,8

    Vedere, sentire, camminare: che cosa cambia con l’età

    È il dato più vicino al progetto: dice quante persone faticano a leggere un’etichetta, a seguire una conversazione in un ambiente rumoroso, a percorrere un tragitto a piedi.

    Vedere

    anche con occhiali o lenti a contatto

    • 15–64 anni14,5%; con difficoltà gravi 1,2%
    • 65 anni e più29,5%; con difficoltà gravi 4,9%
    • 75 anni e più36,1%; con difficoltà gravi 7,6%

    Sentire

    una conversazione in una stanza silenziosa, anche con un apparecchio acustico

    • 15–64 anni17,4%; con difficoltà gravi 2,1%
    • 65 anni e più45,3%; con difficoltà gravi 10,9%
    • 75 anni e più55,5%; con difficoltà gravi 16,0%

    Camminare

    per mezzo chilometro in piano, senza ausili

    • 15–64 anni8,0%; con difficoltà gravi 2,4%
    • 65 anni e più42,6%; con difficoltà gravi 20,3%
    • 75 anni e più57,5%; con difficoltà gravi 31,1%
    Persone che dichiarano difficoltà, Unione europea. Eurostat, hlth_ehis_pl1e, indagine europea sulla salute EHIS 2019 (aggiornato al 4 gennaio 2024). È l’edizione più recente pubblicata: la successiva è in corso di elaborazione.

    Comprendere, ricordare, orientarsi: la parte che non si vede

    Le difficoltà cognitive non si notano a prima vista, ma cambiano il modo di usare ogni cosa: un’istruzione, un’interfaccia, un percorso, un servizio. Sono anche i dati più difficili da raccogliere.

    57 milioni

    di persone nel mondo vivevano con una demenza nel 2021.

    Organizzazione mondiale della sanità, documento EB156/36, 11 dicembre 2024 (si apre in una nuova scheda)

    7,9 milioni

    nell’Unione europea secondo le stime per il 2018; 14,3 milioni nel 2050, quasi il doppio.

    Alzheimer Europe, «Dementia in Europe Yearbook 2019: Estimating the prevalence of dementia in Europe» (stime 2018, proiezioni al 2050) (si apre in una nuova scheda)

    1,3 milioni

    in Italia: il 2,12% della popolazione, che diventa il 4,13% nel 2050.

    Stessa fonte, stime 2018.

    Persone con una demenza, per età, in Europa

    1. 0,6%60–64 anni
    2. 1,3%65–69 anni
    3. 3,3%70–74 anni
    4. 8,0%75–79 anni
    5. 12,1%80–84 anni
    6. 21,9%85–89 anni
    7. 40,8%90 e più anni
    Stime di prevalenza, Europa, 2018. Alzheimer Europe, «Dementia in Europe Yearbook 2019: Estimating the prevalence of dementia in Europe» (stime 2018, proiezioni al 2050).

    Le attività di ogni giorno che chiedono di organizzarsi, ricordare e comunicare

    Prendere i farmaci

    da soli, alla dose e all’ora giuste

    • 55–64 anni2,2%; con difficoltà gravi 0,8%
    • 65–74 anni3,5%; con difficoltà gravi 1,3%
    • 75 anni e più15,8%; con difficoltà gravi 8,4%

    Usare il telefono

    comporre un numero, rispondere, capire

    • 55–64 anni1,8%; con difficoltà gravi 0,5%
    • 65–74 anni3,5%; con difficoltà gravi 1,1%
    • 75 anni e più15,7%; con difficoltà gravi 7,2%

    Conti e pratiche

    occuparsi delle finanze e delle pratiche di ogni giorno

    • 55–64 anni5,8%; con difficoltà gravi 1,8%
    • 65–74 anni8,1%; con difficoltà gravi 2,8%
    • 75 anni e più27,0%; con difficoltà gravi 14,8%

    Fare la spesa

    scegliere, pagare, tornare a casa

    • 55–64 anni7,4%; con difficoltà gravi 2,7%
    • 65–74 anni12,0%; con difficoltà gravi 4,9%
    • 75 anni e più34,8%; con difficoltà gravi 21,1%
    Persone con 55 anni o più che dichiarano difficoltà, Unione europea. Eurostat, hlth_ehis_ha1e, indagine europea sulla salute EHIS 2019 (aggiornato al 4 gennaio 2024).

    Nessuna statistica europea ufficiale conta le persone con una demenza: i numeri di Alzheimer Europe sono stime costruite su studi di prevalenza applicati alla popolazione, non un conteggio delle diagnosi. L’indagine europea sulla salute non chiede della memoria o della comprensione: le attività qui sopra, che richiedono di organizzarsi, ricordare e comunicare, sono la misura più vicina, ma possono dipendere anche da difficoltà fisiche.

    Vivere più a lungo, non sempre senza limitazioni

    A 65 anni, nell’Unione europea, restano in media 20,2 anni di vita: 10,3 senza limitazioni nelle attività, 9,9 con qualche limitazione.

    Speranza di vita e anni in buona salute a 65 anni, 2024. Eurostat, hlth_hlye (aggiornato al 17 luglio 2026).

    Persone con 65 anni o più che vivono sole

    • Donne40,5%
    • Uomini21,4%
    • In tutto32,2%
    Unione europea, 2025. Eurostat, ilc_lvps30 (aggiornato al 20 ottobre 2026).

    Lavoro e povertà: dove l’esclusione si misura

    A rischio di povertà o esclusione sociale

    • Senza limitazioni17,7%
    • Con limitazioni28,8%
    • Con limitazioni gravi36,5%
    Persone con 16 anni o più, Unione europea, 2025. Eurostat, hlth_dpe010.

    24,2

    punti percentuali di differenza nel tasso di occupazione tra chi ha limitazioni e chi non ne ha; 46,1 punti per chi ha limitazioni gravi.

    Unione europea, 2025. Eurostat, hlth_dlm200, «Disability employment gap».

    Fonti e metodo

    I dati Eurostat sono letti dalla sua interfaccia pubblica e riportati senza correzioni; vengono riletti una volta all’anno, quando escono i dati nuovi. Le proiezioni EUROPOP2025 non sono previsioni: descrivono che cosa accadrebbe se fecondità, mortalità e migrazioni seguissero le ipotesi dello scenario di base.

    Le limitazioni nelle attività (indicatore GALI, Global Activity Limitation Indicator) sono dichiarate dalle persone nell’indagine EU-SILC. Riguardano chi ha 16 anni o più e vive in famiglia, non le persone nelle strutture residenziali: il dato reale è quindi, con ogni probabilità, più alto.

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