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Come si innova un prodotto con l’accessibilità, senza farlo sembrare speciale?

Accessibilità e Design Inclusivo: come innovare nel Product Design

Un prodotto inclusivo nasce da un brief che considera fin dall’inizio la diversità delle persone, non da un adattamento successivo. Il processo dal Co-Design al prototipo, i gesti d’uso ridisegnati nei progetti dello studio, le domande da porsi all’inizio e le norme di riferimento.

· aggiornato il 7 minuti di lettura

Modello di studio del lavabo Prime in scala reale, a nervature incrociate, visto di tre quarti dall’alto: la forma si verifica prima di essere definita.

Un prodotto inclusivo non nasce da un adattamento: nasce da un brief che considera fin dall’inizio la diversità delle persone che lo useranno, per età, capacità, condizioni permanenti o temporanee. Il Design for All e l’Inclusive Design, due approcci distinti e complementari, trasformano questa diversità in requisiti di progetto, e spesso in innovazione. Il lavabo Prime ne è la prova: un lavabo d’appoggio che rispetta le norme sull’accessibilità e, insieme, la dignità delle persone che lo usano.

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Design for All e Inclusive Design nel prodotto: due approcci

Il Design for All è, secondo la Dichiarazione di Stoccolma dell’EIDD (2004), il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza: un processo che coinvolge le persone e considera la loro diversità come punto di partenza del progetto. L’Inclusive Design, nato nel Regno Unito, progetta prodotti e servizi di uso comune perché siano accessibili e utilizzabili dal maggior numero di persone ragionevolmente possibile, senza adattamenti speciali. Sono due approcci distinti e importanti, che nel prodotto convergono: le differenze sono descritte nell’articolo Design for All, Inclusive Design, Universal Design: approcci progettuali a confronto.

Un prodotto ben progettato deve rispondere a criteri di ergonomia, intuitività e usabilità senza richiedere adattamenti ex post. Ciò implica un processo progettuale che integri sinergicamente accessibilità e design, prevenendo l’insorgenza di ostacoli e garantendo un’interazione fluida e immediata. L’approccio inclusivo allarga la platea degli utilizzatori senza dividerla in categorie: in Italia il 24,7% della popolazione ha 65 anni o più, il valore più alto dell’Unione europea (dati di invecchiamento e disabilità in Europa). Gli effetti economici di questa scelta sono discussi nell’articolo sul ROI dell’accessibilità.

Il processo: dal Co-Design al prototipo

Il processo comincia dalle persone e dai loro gesti: afferrare, tagliare, appoggiarsi, leggere un comando. Il Co-Design le coinvolge all’inizio, quando forma, materiali e interazione sono ancora da decidere. L’empatia che ne nasce diventa conoscenza tecnica: dove la presa cede, quale altezza affatica, quale segnale non viene percepito. Il processo Design for All non procede per fasi in sequenza: ogni prototipo torna alle persone e modifica il concept, finché il confronto si traduce in requisiti, prototipi e verifiche. Il risultato cercato non è solo forma e funzione, ma comfort e benessere: soluzioni che le persone amano usare.

L’innovazione nel design accessibile si fonda su alcuni assi portanti:

  • Ergonomia avanzata e adattiva: studio morfologico e funzionale finalizzato a minimizzare l’affaticamento e massimizzare l’efficienza d’uso. Il tema è approfondito nell’articolo A proposito di ergonomia.
  • Usabilità multi-sensoriale: sviluppo di soluzioni progettuali che garantiscano un’interazione naturale e immediata, indipendentemente dalle competenze dell’utente.
  • Integrazione di tecnologie assistive e materiali intelligenti: impiego di soluzioni d’avanguardia per migliorare la fruibilità senza compromessi estetici o strutturali.

Soluzioni e gesti d’uso

All’interno delle esperienze progettuali maturate da Rodighiero.Design for All, l’accessibilità si configura come principio fondante. Attraverso un’attenta ricerca sui materiali, sull’ergonomia e sulle interfacce, ogni prodotto viene sviluppato per rispondere a criteri di usabilità avanzata, coniugando estetica e funzionalità. I riconoscimenti ne danno conto: Prime è stato selezionato nell’ADI Design Index 2019; Flight ha ricevuto l’iF Product Design Award 2011 e il Well Tech Award ed è stato candidato al German Design Award; Hackability ha ottenuto la menzione d’onore al XXVI Compasso d’Oro ADI.

Ogni progetto parte da un gesto che per qualcuno è difficile e lo ridisegna per tutti. Prime, sviluppato con Goman, è un lavabo d’appoggio anche per persone con disabilità che rispetta le normative vigenti e la dignità delle persone. Demì è un tagliere progettato per chi può usare correttamente una sola mano o un solo arto. Giotto è una collezione di maniglie di sicurezza che parla il linguaggio degli accessori bagno, non quello dell’ospedale. Shade e Open ripensano la barra ribaltabile come elemento d’arredo. Nella Linea 5000 di BTicino il contributo dello studio ha riguardato l’interfaccia d’uso del dispositivo, con l’analisi e il progetto di UX e UI. Le altre soluzioni sono raccolte nelle storie dei progetti Design for All.

Le domande da porsi all’inizio

Nel nostro approccio progettuale, ci poniamo costantemente domande fondamentali che ogni azienda dovrebbe considerare per sviluppare prodotti realmente inclusivi, a partire dall’usabilità:

  • Il prodotto sarà utilizzabile da tutti?
  • Quali difficoltà potrebbero riscontrare gli utenti?
  • Quali condizioni, permanenti o temporanee, possono impedirne l’uso?
  • Quanto sarà più confortevole per tutti se accessibile e inclusivo?
  • Come possiamo integrare l’accessibilità senza compromettere il design?
  • Quali tecnologie o materiali possono migliorare l’esperienza d’uso per un pubblico più ampio?

Le domande economiche (vantaggi competitivi, valore per il brand, ampliamento del mercato, rapporto tra costi iniziali e benefici) sono trattate, con dati e fonti, nell’articolo sul ROI dell’accessibilità e il business case del Design for All. Per impostarle su un prodotto specifico, lo studio offre servizi Design for All e consulenza Design for All e Inclusive Design.

Norme e strumenti di riferimento

La norma che porta il nome dell’approccio è la UNI EN 17161:2019: descrive come un’organizzazione possa ampliare la gamma degli utilizzatori dei propri prodotti, beni e servizi seguendo un approccio Design for All. Non fornisce specifiche tecniche di progettazione e non equivale a una certificazione di prodotto: riguarda il processo con cui un’organizzazione progetta. Il riferimento più generale è la ISO/IEC Guide 71:2014, la guida per tenere conto dell’accessibilità nella stesura delle norme. Per i prodotti che rientrano nell’European Accessibility Act, come terminali, computer e smartphone, obblighi e scadenze sono descritti nell’articolo European Accessibility Act: cosa cambia davvero per le aziende di product design.

Verso un nuovo paradigma del Product Design

L’evoluzione del Product Design si orienta verso un’integrazione sempre più raffinata dell’accessibilità e dell’inclusività. Innovare in tale ambito non equivale soltanto a soddisfare esigenze normative e sociali, ma rappresenta una strategia competitiva capace di generare valore aggiunto per le imprese e per la collettività. Il design inclusivo non costituisce una semplice tendenza, bensì un’autentica trasformazione radicale nella cultura progettuale. Il legame tra inclusive design e innovazione è documentato anche dalla ricerca: lo studio di Fuglerud e Sloan (Norsk Regnesentral, 2013) ne individua gli elementi chiave.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra Design for All e Inclusive Design nel prodotto?

Il Design for All, secondo la Dichiarazione di Stoccolma dell’EIDD (2004), è un processo che coinvolge le persone e parte dalla loro diversità. L’Inclusive Design, nato nel Regno Unito, progetta prodotti di uso comune perché siano utilizzabili dal maggior numero di persone ragionevolmente possibile, senza adattamenti speciali. Nel prodotto i due approcci convergono.

Che cosa stabilisce la UNI EN 17161:2019?

Descrive come un’organizzazione possa ampliare la gamma degli utilizzatori dei propri prodotti, beni e servizi seguendo un approccio Design for All. Non fornisce specifiche tecniche di progettazione e non è una certificazione di prodotto: riguarda il processo con cui l’organizzazione progetta.

Da dove comincia il processo di un prodotto inclusivo?

Dalle persone e dai loro gesti: afferrare, tagliare, appoggiarsi, leggere un comando. Il Co-Design le coinvolge quando forma, materiali e interazione sono ancora da decidere, e ogni prototipo torna a loro per essere verificato.

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Nei nostri progetti

Dal gesto al prodotto

Un oggetto d’uso da ripensare: partiamo dai gesti delle persone che lo useranno e lo verifichiamo con loro, prototipo dopo prototipo.

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