Salta al contenuto

ApprofondimentiIl Design for AllIntervista

Che cosa significa Design for All nella pratica quotidiana del progetto?

Il Design for All nella pratica del progetto: intervista a Francesco Rodighiero

Sette domande a Francesco Rodighiero, nel giugno 2021: che cosa significa Design for All, come si traduce in un prodotto, dove sta andando la progettazione accessibile. Le risposte sono riportate come date allora; gli aggiornamenti, dal lavabo Prime al lavabo Shine, sono raccolti in fondo.

· aggiornato il 5 minuti di lettura

Sagome colorate e sovrapposte di persone diverse, in piedi, e di una persona in sedia a rotelle, su fondo bianco.

Nel giugno 2021 Francesco Rodighiero ha risposto a sette domande sul Design for All: che cosa significa, come si traduce in un prodotto, dove sta andando la progettazione accessibile. Dal 2020 è presidente di Design for All Italia. Le risposte sono riportate come date allora; gli aggiornamenti sono raccolti in fondo, distinti dal testo. Per la definizione completa della Dichiarazione di Stoccolma rimandiamo alla pagina dedicata al Design for All.

1. Che cosa intende per Design for All?

La Dichiarazione di Stoccolma (si apre in una nuova scheda) del 2004 non lascia spazio a fraintendimenti e definisce il Design for All come «[..] il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. [..]». A livello più personale, utilizzo i principi del DfA perché i prodotti per persone con disabilità abbiano la stessa cura dei prodotti del classico mondo del Design.

Dichiarazione di Stoccolma dell’EIDD, 2004Stoccolma 2004

2. Come progetta un prodotto seguendo i principi del Design for All?

I progetti nascono sempre dall’osservazione, dalla ricerca e principalmente dalle richieste della committenza. Il Design for All mi è utile per avere molta attenzione all’utenza ampliata: il Design tradizionale progetta spesso e volentieri per astrazione considerando l’uomo standard. Di fatto l’uomo standard non esiste, ma è invece un sistema complesso di abilità diversificate, a volte disabilità, e soprattutto desideri, aspirazioni.

I nostri progetti Design for AllI progetti

Schizzi e concept dello studio: Prime, Flight, Shine, Shade, Open, Demì.

3. Si avvale anche del confronto con altri professionisti?

Nello Studio Rodighiero.Design (si apre in una nuova scheda) ho la fortuna di avere un padre ingegnere che mi supporta in alcune soluzioni tecniche: i prodotti per le persone con disabilità a norma devono rispettare le portate e quindi sollecitazioni e sforzi di svariate centinaia di kg. Dall’altro lato ho un fratello architetto che mi aiuta a considerare e contestualizzare i prodotti all’interno di ambienti ricercati e contemporanei. Mi considero fortunato.

4. Come si è evoluta negli anni la progettazione “senza barriere architettoniche”?

Sicuramente negli ultimi vent’anni si fa molta più attenzione alle barriere architettoniche, anche se risolvono solo una parte del ‘problema’. Rendere accessibile un museo non significa rendere fruibile a tutti l’esposizione. Basti pensare alle persone cieche o ipovedenti: possono entrare senza ostacoli e non avere accesso a nessuna delle opere. In questo senso, è meglio avere un approccio inclusivo come il DfA e rendere l’abbattimento delle barriere architettoniche un sottoinsieme del processo di progettazione.

5. Si ritiene soddisfatto del percorso evolutivo della progettazione?

Sì, se vedessi anche grandi designer e archistar progettare in modo inclusivo…

6. Quali sono, secondo lei, gli aspetti che meritano più attenzione per il futuro?

L’invecchiamento della popolazione e la sua longevità sono fattori che non si possono non tenere in considerazione. E gli anziani di oggi sono persone che non vogliono sentirsi tali, sono connessi alla rete e tecnologicamente educati grazie ai dispositivi mobili. In questo contesto, la dignità delle persone sarà sempre più importante. Non ci si può più permettere di progettare ausili dal sapore ospedaliero, e, più in generale, mettere in commercio prodotti difficili da comprendere e utilizzare.

7. Come giudica la vision di Goman riguardo il Design for All? Avete nuovi progetti in cantiere?

Estremamente nobile. Sono rarissime le aziende che rischiano proponendo prodotti innovativi e inclusivi, che, nel suo settore, possono risultare dirompenti e inusuali. Ci vuole coraggio e determinazione. Dai risultati soddisfacenti delle vendite di Prime e dai riconoscimenti ricevuti, stiamo cogliendo l’occasione per sviluppare insieme al dipartimento di R&S un progetto nuovo che fa tesoro delle novità degli ultimi successi.

Aggiornamenti di ottobre 2026

Francesco Rodighiero è art director di Goman. Il lavabo d’appoggio Prime, sviluppato con Goman, è l’esempio a cui si riferisce la prima risposta: rispetta le normative vigenti e la dignità delle persone, senza l’aspetto di un ausilio; ha ricevuto il Marchio di Qualità Design for All. Il «progetto nuovo» annunciato nella risposta 7 è diventato il lavabo Shine.

Sull’invecchiamento, tema della sesta risposta: al 1° gennaio 2025 le persone con 65 anni e più sono il 22,0% della popolazione dell’Unione Europea e il 24,7% di quella italiana, la quota più alta tra i Paesi membri (Eurostat (si apre in una nuova scheda), dati estratti a febbraio 2026). I dati completi sono nella pagina su invecchiamento e disabilità in Europa.

Le fasi di lavoro descritte nella seconda risposta sono illustrate nella pagina sul processo Design for All; il lavoro dello studio è oggi organizzato nei servizi Design for All e nella consulenza in Design for All e Inclusive Design per aziende, enti e progettisti.

Condividi

Nei nostri progetti

Dal prodotto al processo

Se la tua azienda sviluppa prodotti per l’utenza ampliata, possiamo affiancarla dal progetto fino alla verifica con le persone che li useranno.

Torna all’inizio della pagina