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Che cosa rende davvero accessibile un luogo di vacanza?

Turismo accessibile: accessibilità e inclusione dei luoghi turistici e di vacanza

Il turismo accessibile vale in Italia l’8,2% delle presenze, ma una prassi applicata come elenco da spuntare non basta a renderlo reale. I dati del 2026, le norme e i fondi, il limite delle check-list della UNI/PdR 131:2023 e il progetto di camere, bagni e percorsi che le persone scelgono.

· aggiornato il 6 minuti di lettura

Una persona in sedia a ruote, con giacca gialla e zaino, vista di spalle mentre percorre il viale di un parco in autunno, tra panchine e alberi dorati.

Il turismo accessibile è l’insieme di luoghi, strutture e servizi che permettono a chiunque di viaggiare e soggiornare in autonomia, sicurezza e comfort: persone con disabilità, persone anziane, famiglie con bambini piccoli, chi ha esigenze alimentari specifiche o vive una limitazione temporanea. Non è una nicchia: secondo uno studio di SRM pubblicato nel febbraio 2026, vale in Italia l’8,2% delle presenze turistiche.

In un paese ricco di patrimonio culturale e bellezze naturali come l’Italia, la sfida dell’accessibilità turistica si configura come un’opportunità per riaffermare l’impegno verso un turismo sostenibile e responsabile. Negli ultimi anni, molteplici iniziative e normative hanno posto le basi per un cambiamento, mirando a rimuovere le barriere architettoniche e a promuovere servizi turistici accessibili a tutte le persone, con e senza disabilità. Tuttavia, la strada verso un’accessibilità e un’inclusione «for All» è ancora lunga e richiede un impegno congiunto di enti pubblici, operatori del settore e comunità locali.

Quanto vale: i dati

Secondo lo studio di SRM, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, pubblicato il 26 febbraio 2026, il turismo accessibile genera in Italia 8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze, pari all’8,2% delle presenze nazionali. L’impatto economico è di 5,3 miliardi di euro diretti, che salgono a 9,6 includendo gli effetti indiretti e indotti. Lo stesso studio rileva che in Europa solo il 9% dei servizi turistici è pienamente accessibile.

La domanda potenziale è più ampia di quella espressa: nell’Unione europea vivono circa 90 milioni di persone con disabilità, e in Italia il 24,7% della popolazione ha 65 anni o più (dati del Consiglio UE e di Eurostat). Sono stime della domanda potenziale, non del numero di viaggiatori: dicono quanto il mercato può crescere, non quanto ciascuna struttura guadagnerà.

Per chi progetta e gestisce strutture ricettive è un’opportunità economica prima ancora che un obbligo, come mostra anche il ritorno dell’investimento in accessibilità.

Norme e strumenti: UNI/PdR 131:2023, Bandiera Lilla, fondi

L’Italia avanza verso un turismo più accessibile migliorando la formazione del personale, adattando le strutture e rendendo affidabile l’informazione: sapere prima di partire che cosa si troverà è la prima condizione per scegliere in autonomia.

L’approccio partecipativo alla progettazione di spazi e servizi risulta essenziale: l’interazione tra gli stakeholder e le persone che vivranno i luoghi, con e senza disabilità, è cruciale per sviluppare soluzioni veramente inclusive. La collaborazione stimola l’innovazione, promuovendo l’adozione di standard universali di accessibilità, sostenuti dai fondi pubblici dedicati e dalla prassi UNI/PdR 131:2023.

Con il decreto del 1° agosto 2024 sono stati destinati alle Regioni 50 milioni di euro del Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, per progetti di turismo accessibile.

Il Piano strategico del turismo 2023-27 (si apre in una nuova scheda) sottolinea l’importanza dell’accessibilità e della mobilità turistica, puntando a migliorare sia l’accesso fisico che digitale ai punti di interesse, con l’obiettivo di accrescere la competitività turistica dell’Italia sul mercato internazionale. Le iniziative locali, come il progetto Bandiera Lilla (si apre in una nuova scheda), riconoscono e premiano i comuni impegnati a promuovere il turismo accessibile, evidenziando un crescente impegno a livello comunitario verso l’inclusione.

Il limite delle check-list

La UNI/PdR 131:2023 (si apre in una nuova scheda), «Accessibilità dei servizi offerti da strutture ricettive, stabilimenti termali e balneari, e impianti sportivi – Requisiti e check-list», pubblicata il 9 marzo 2023, è una prassi di riferimento: uno strumento volontario, che diventa vincolante solo quando una norma o un bando lo richiama, e che può essere la base per la certificazione delle strutture. Comprende requisiti, check-list e indicazioni per la verifica e la certificazione dei servizi, e dichiara di integrare l’approccio Design for All.

Il limite non è la prassi, è l’uso che se ne fa. Una check-list misura la presenza di un requisito, non la qualità dell’esperienza: una camera può soddisfare ogni voce e restare un luogo che nessuno sceglierebbe. Applicati come elenco da spuntare, i requisiti, seppur condivisibili, limitano la libertà espressiva dei progetti e aggravano l’apparato burocratico, con un peso che scoraggia proprio le strutture più piccole.

Il progetto deve tenere insieme la catena che il turista vive: l’informazione prima della prenotazione, l’arrivo, la camera, il bagno, la spiaggia, i servizi. La prassi indica che cosa verificare in ciascun anello; il Design for All decide come ogni anello diventa un luogo che le persone scelgono, non un adattamento che segnala una differenza.

Il progetto Design for All per strutture ricettive

Doppia pagina della rivista Standard, pagine 20 e 21, con l’articolo «Accessibilità e inclusione dei luoghi turistici e di vacanza» di Francesco Rodighiero, presidente di Design for All Italia. (si apre in una nuova scheda)
L’articolo nella versione pubblicata sulla rivista Standard, pagine 20 e 21: l’immagine apre la rivista sfogliabile.

Il Design for All è «progettazione per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza» (EIDD, Dichiarazione di Stoccolma, 2004); è un approccio distinto dall’Universal Design e dall’Inclusive Design, con cui condivide l’obiettivo. Nel turismo accessibile, si traduce nel rendere le destinazioni turistiche e le esperienze fruibili da chiunque, indipendentemente dalle proprie capacità: progettare la camera, il bagno, la spiaggia o il percorso di visita in modo che la stessa soluzione sia confortevole per tutti e desiderabile anche per chi non ne ha bisogno. Soluzioni che le persone amano, non adattamenti che segnalano una differenza.

In una camera d’albergo questo significa, per esempio, un bagno come «Anche per me», pensato perché la stessa stanza sia confortevole per chiunque la usi; lavabi come Prime e Flight, che rispondono alle norme senza l’aspetto di un presidio sanitario; maniglie e barre come Giotto e Shade, che offrono sicurezza con il linguaggio di un accessorio d’arredo. Il bagno come sistema è descritto in Il bagno come sistema inclusivo contemporaneo.

L’adozione del Design for All amplia le opportunità di viaggio per persone con disabilità, e migliora anche la qualità dell’esperienza per tutti gli utenti, enfatizzando l’importanza dell’inclusione e della diversità. Si generano quindi benefici sociali ed economici estesi a tutta la comunità, diventando uno strumento di inclusione sociale.

Per strutture esistenti o da realizzare, il processo Design for All parte dal coinvolgimento delle persone e accompagna le scelte fin dal concept: è il lavoro della consulenza Design for All e Inclusive Design. Altre soluzioni sono raccolte nelle storie di progetto.

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Nei nostri progetti

Dall’informazione alla camera

Lavoriamo con strutture ricettive e destinazioni sull’intera catena che il turista vive, perché ogni anello sia un luogo scelto e non un adattamento.

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