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Accessibilità e bellezza possono stare nello stesso progetto?
Design per l’accessibilità e la bellezza
Un ausilio che funziona ma non piace resta nel cassetto: la lezione di un hackathon del 2016 con persone con artrite reumatoide. Dalla prova dei prodotti in commercio alla dignità come incognita del progetto, fino a dieci criteri per progettare ausili belli e alle soluzioni nate da allora.
· aggiornato il 7 minuti di lettura

Un ausilio che funziona ma non piace resta nel cassetto: chi può scegliere, non lo usa. È la lezione più netta emersa da un’esperienza di Co-Design con persone con artrite reumatoide, nel 2016. Dava un nome a un criterio che lo studio applicava già dal lavabo Prime, e che da allora verifichiamo in ogni progetto: l’accessibilità non è completa se non dà anche comfort, benessere e dignità, non solo forma e funzione.
1. Funziona. Ma non lo uso perché non mi piace.
A febbraio 2016, è stato organizzato da Thinkalize (e poi da Prodevo (si apre in una nuova scheda)), Ipasvi (oggi OPI, Ordine delle professioni infermieristiche (si apre in una nuova scheda)) e Paco (si apre in una nuova scheda) un hackathon presso il Fablab di Brescia (si apre in una nuova scheda) con persone con artrite reumatoide (si apre in una nuova scheda). È stata l’occasione per testare alcuni prodotti presenti in commercio da far provare e raccogliere dati per lo sviluppo di nuovi oggetti o il miglioramento degli esistenti. Abbiamo quindi preso nota delle osservazioni sul funzionamento, comodità, impressioni e commenti personali. Erano tutti strumenti scelti in base a tematiche sollevate dagli stessi partecipanti: girare le chiavi, aprire le bottiglie o barattoli, impugnare le posate.
La vera nota di rilievo è stata la reazione di una partecipante. Nonostante abbia ammesso che alcuni prodotti risolvessero un suo problema quotidiano, dichiara apertamente che non ha nessuna intenzione di acquistarli o usarli nemmeno in ambito domestico. Li ha ritenuti sgradevoli e fonte di imbarazzo. Nel caso specifico del gira-chiavi, ci ha fatto anche notare che proprio per questo motivo (oltre alle dimensioni) è uno strumento impossibile da portare con sé, nemmeno in borsa.
2. Il progetto per l’individuo reale. Risolvere problemi non è sufficiente.
È evidente che il focus dei progetti da sviluppare non si risolve nel mero funzionalismo, ma il funzionalismo diventa il presupposto per affrontare altre questioni ben più importanti: capire l’utente, come vuole sentirsi, in che occasioni viene utilizzato uno strumento, quali sono le dinamiche comportamentali, ecc. Insomma capire le emozioni e le esigenze personali dell’utente è fondamentale in questa tipologia di progetti.
Pensare quindi di risolvere un problema senza tener presente quanto sia importante la gradevolezza, sembra essere la conferma dell’erroneità del progetto. Un prodotto sgradevole, anche regalato, non viene utilizzato pur svolgendo perfettamente la funzione richiesta. Il prodotto “ghettizzante” non lo vuole nessuno, sia esso industriale, artigianale, DIY o open source. E se le usa è perché la sua condizione non gli lascia scelta, o nel peggiore dei casi, perché non ha la capacità d’acquisto per scegliere di meglio. Anche le parole con cui questi prodotti vengono presentati possono escludere: ne abbiamo scritto in Progetto per disabili, diversamente abili, persone con disabilità.
Hackathon di Brescia con persone con artrite reumatoide: la prima sessione di prova
3. Una moltitudine di ausili: serve ricerca per non inventare la ruota.
In questo campo, come negli altri, la ricerca prima del progetto è importante. Nel caso del design per l’accessibilità è fondamentale, dato che il mondo di ausili e strumenti per persone con disabilità temporanee o permanenti è davvero grande. Il problema è che le informazioni non sono così accessibili (ironia della sorte) come nel mondo del design classico. Molti strumenti hanno nomi estremamente specifici o improbabili, i prodotti in commercio trovano il loro posto nella rete in siti vecchi e abbandonati, o peggio, ancora non hanno un’immagine di riferimento.
È consigliabile quindi visitare un’ausilioteca per capire il panorama delle soluzioni più comuni, fare una ricerca lunga e approfondita online per capire cosa esiste già e come il problema è stato risolto. L’operazione può richiedere svariato tempo. Diversamente, molti progetti per l’accessibilità sono mere rivisitazioni, restyle di prodotti esistenti di cui è possibile fare il gioco delle differenze.


4. La dignità come incognita non quantificabile.
Ancora una volta il Design for All risulta il miglior approccio per questa progettazione. Perché pone al primo posto la dignità delle persone e la verifica con loro, non su una lista di requisiti; con l’Inclusive Design, approccio distinto e altrettanto importante, condivide l’attenzione alla persona reale. Il Design for All ti spinge costantemente verso una spiccata sensibilità progettuale che permette di ottenere un risultato finale spesso vincente. In alcuni casi addirittura non si notano le qualità inclusive e il progetto si inserisce nei più comuni contesti del design.
C’è quindi la possibilità di trasformare un ausilio in gadget, un accessorio in momento decorativo. Vi sembra poco? Ma la domanda aperta, in realtà, è questa: come quantificare la dignità?

5. Soluzione for All + Poesia = Bingo!
Nel 2015 ho assistito ad una lezione al Politecnico di Milano del corso di Design for All. Avril Accolla (si apre in una nuova scheda) ha tenuto un intervento sottoponendoci un progetto esemplare di come l’inclusione possa essere sviluppata nel progetto.
La piazza inclinata del Teatro dell’Opera di Oslo (si apre in una nuova scheda) (Snøhetta, 2008): un progetto che fa parlare, magari anche discutere, ma la nota era altrove. Era solo il pretesto per esprimere un’idea lungimirante, seppur non nuova, dalla capacità di sintesi ed efficacia notevole: “Se al progetto for All aggiungi la Poesia, hai fatto Bingo”. Se per gli addetti ai lavori è una frase scontata, la realtà industriale toglie la poesia, imponendo al prodotto l’ostacolo della sua sgradevolezza e privandolo della sua funzione, intesa come ragion d’essere.
6. Dieci criteri per progettare ausili belli
- Parla e confrontati con le persone (vedi Hackability che è uno statement).
- Fai una ricerca lunga e approfondita dei prodotti e delle soluzioni esistenti.
- Parti da un progetto/sistema funzionante e declinalo formalmente in base alle esigenze e al contesto.
- Progetta come se stessi progettando per te, o per la migliore azienda.
- Ricorda che il corpo umano è uno strumento, e ogni sua parte ti può aiutare.
- Non cercare sempre di nascondere o mimetizzare il prodotto, a volte la visibilità può essere un vantaggio.
- Ricordati che la disabilità è variabile e la personalizzazione è importante.
- Usa tutta la tecnologia che ti è più utile.
- Verifica e testa i tuoi progetti con gli utenti finali: da loro riceverai i migliori suggerimenti. È uno dei cardini del processo Design for All.
- Se puoi, rendi il tuo progetto open source.
Dieci anni dopo
Quell’osservazione è diventata un criterio di verifica per ogni nostro progetto, prima e dopo il 2016: funziona, ma lo si vorrebbe usare?
- Il gira-chiavi Tulip, stampato in 3D, risponde all’obiezione da cui tutto è partito: si porta con sé su una catenella, come un oggetto da mostrare e non da nascondere.
- Il lavabo d’appoggio Prime, sviluppato con Goman, rispetta le norme sull’accessibilità e insieme la dignità delle persone che lo usano.
- Le maniglie Giotto nascono dal desiderio di chi ha bisogno di un ausilio di sicurezza di avere in bagno un accessorio, non un presidio.
- La barra ribaltabile Shade mette al centro i bisogni e le emozioni delle persone, anche con disabilità.
Sono soluzioni che le persone amano, e che per questo usano. La stessa tesi è sostenuta sul piano internazionale da Graham Pullin in Design Meets Disability (MIT Press, 2009). Il rapporto tra progetto ed esclusione è sviluppato in Design for All: fenomenologia dell’esclusione; altre soluzioni sono raccolte nelle storie di progetto. Per le aziende che sviluppano ausili o prodotti for All: Consulenza Design for All e Inclusive Design.
P.S. Ringrazio di cuore il Prof. Luigi Bandini Buti (si apre in una nuova scheda), maestro e amico. Molto nasce da sereni dialoghi e difficili confronti.
Francesco Rodighiero
Nei nostri progetti
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Funziona, ma lo si vorrebbe usare?
Se sviluppi ausili o prodotti for All, possiamo verificarli insieme alle persone che li useranno, sulla funzione e sul desiderio di usarli.




