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Perché un piano di accessibilità deve partire dai bisogni e non dall’edificio?
Musei Civici di Bologna: il bisogno prima dell’edificio
Su MuseoOggi Francesco Rodighiero racconta il percorso di Design for All Italia per i Musei Civici di Bologna, al quale ha lavorato direttamente. Dall’ascolto alle decisioni, il ruolo dei bisogni nella costruzione del progetto.
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Un piano di accessibilità è solido quando permette di ricondurre ogni scelta a un bisogno. Misurare un edificio, da solo, non dice ancora quale esperienza debba rendere possibile.
Francesco Rodighiero ha lavorato direttamente al percorso di accessibilità delle dodici sedi dei Musei Civici di Bologna, affidato dal Comune all’Associazione Design for All Italia, di cui è presidente. Nell’intervista di Paolo Leonini pubblicata da MuseoOggi (si apre in una nuova scheda) il 25 ottobre 2026 ne racconta le scelte progettuali.

Conoscere prima di prescrivere
A Bologna la ricognizione è arrivata dopo la formazione del personale, l’osservazione e l’ascolto. Il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche è l’esito di questo percorso conoscitivo.
«Qui la ricognizione è stata l’ultima delle sei fasi, non la prima. […] Quando siamo arrivati al rilievo sapevamo già che cosa cercare, e per conto di chi.»
L’ordine delle fasi determina ciò che il progetto riesce a conoscere: anche siti web, testi di sala e organizzazione della visita entrano nel campo dell’accessibilità di un museo.
Il bisogno come unità di analisi
Oltre milleduecento esigenze sono state ricondotte a circa quattrocento bisogni distinti. Classificare significa rendere leggibili le relazioni, riconoscere ricorrenze e motivare le priorità.
È questa tracciabilità a dare rigore al percorso: ogni proposta resta collegata al bisogno che l’ha generata e alle persone che lo esprimono. Senza quel legame, il piano rischia di ordinare interventi senza motivarne la scelta.

Una soluzione, molte attuazioni
Il bisogno di fermarsi, recuperare e sottrarsi alla sovrastimolazione attraversa sedi diverse. Gli spazi di sosta possono essere permanenti oppure composti da elementi mobili e reversibili, secondo i vincoli del luogo.
«Il bisogno è identico, la soluzione è una, l’attuazione cambia.»
È il livello meta-progettuale: definire una risposta al bisogno, lasciando al progetto il compito di darle forma nel contesto.
La responsabilità della domanda
Le linee guida collegano ogni domanda ai bisogni emersi e al momento in cui affrontarli. La loro funzione è mantenere attivo il ragionamento che precede una decisione.
«Una prescrizione consente di non pensare; una domanda no.»
La forza dello strumento dipende anche dalla misura: troppe domande diventano un adempimento; troppo poche impoveriscono il progetto.
Trasferire questo processo richiede una direzione partecipe, una figura interna capace di coinvolgere le comunità e un’istituzione in cui segnalare una difficoltà non comporti conseguenze negative. L’ascolto diventa conoscenza progettuale quando chi parla può farlo davvero. Il quadro generale è nel nostro saggio sull’accessibilità dei luoghi della cultura.
Leggi l’intervista su MuseoOggiMuseoOggi (si apre in una nuova scheda)
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