Salta al contenuto

ApprofondimentiCultura e turismoSaggio

Come può un museo diventare accessibile a tutti i suoi visitatori?

Musei accessibili e Design for All: verso una nuova alleanza tra cultura, persone e progetto

Un museo è accessibile quando ogni persona può prepararne la visita, orientarsi, comprenderne le collezioni e sentirsi accolta: le barriere fisiche sono solo una parte. Il caso dei 12 musei civici di Bologna, il processo dal Co-Design alle linee guida, la normativa in vigore e da dove cominciare.

· aggiornato il 7 minuti di lettura

Sala espositiva con la scritta a parete a colori «Students, Staff, Artists, Academics, Communities for Accessibility» e una fila di opere incorniciate; al centro una visitatrice esplora con le mani un oggetto posato su un basamento.

Un museo è accessibile quando ogni persona può prepararne la visita, raggiungerlo, orientarsi, comprenderne le collezioni e sentirsi accolta, in autonomia e con la possibilità di scegliere il supporto di cui ha bisogno. Rimuovere le barriere fisiche è necessario ma non sufficiente: l’accessibilità di un museo dipende anche da comunicazione, organizzazione, formazione del personale e relazione con i pubblici.

Il Design for All affronta questa complessità progettando a partire dalla diversità: assume la pluralità dei visitatori come valore generativo e non come eccezione da gestire, e coinvolge le persone fin dall’inizio, con il Co-Design. È l’approccio con cui Design for All Italia ha affrontato l’accessibilità dei Musei Civici di Bologna.

Negli ultimi anni, le istituzioni museali europee hanno progressivamente ampliato la propria comprensione dell’accessibilità, includendo aspetti sensoriali, cognitivi, sociali e relazionali: sono le barriere visibili e invisibili descritte in Accessibilità culturale. Tuttavia, i modelli in uso restano spesso frammentari, orientati all’intervento tecnico e privi di un processo trasferibile da un luogo all’altro.

La case history di BolognaIl caso Bologna

Le immagini di questa pagina mostrano esempi internazionali di accessibilità museale, fra cui il MoMA di New York; non documentano il progetto per Bologna.

Visitatrice con deambulatore lungo una parete vetrata dotata di corrimano, in una sala museale.Una mediatrice accompagna una visitatrice con cane guida davanti a un grande dipinto di ninfee, mentre altri visitatori conversano nella sala.
Un corrimano lungo il percorso e una mediazione in sala: l’accessibilità fisica e quella relazionale.

Il caso: le linee guida per i Musei Civici di Bologna

Il lavoro per i Musei Civici di Bologna è stato svolto da Design for All Italia in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. Non ha affrontato un singolo museo, ma un sistema: 12 sedi museali dello stesso sistema civico, diverse per collezioni, edifici e pubblici. Ha coinvolto utenti finali con disabilità, esperti di accessibilità, operatori culturali e decisori pubblici.

I numeri del processo:

  • 3 momenti formativi e di primo ascolto;
  • oltre 80 questionari anonimi, rivolti al personale interno, ai collaboratori esterni e ai volontari;
  • oltre 10 workshop di Co-Design, con oltre 150 partecipanti;
  • oltre 1.200 esigenze raccolte, ricondotte a circa 400 bisogni distinti e catalogati;
  • 6 aree tematiche e operative, che hanno dato struttura al confronto;
  • oltre 15 elaborati principali e allegati tecnici.

Gli esiti sono le linee guida di progetto e i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), elaborati secondo le direttive ministeriali per i luoghi della cultura. La case history completa (si apre in una nuova scheda) è pubblicata da Design for All Italia. Perché il piano vi sia arrivato per ultimo, dopo formazione, osservazione e ascolto, lo racconta Francesco Rodighiero in un’intervista a MuseoOggi, di cui proponiamo una lettura in Musei Civici di Bologna: il bisogno prima dell’edificio.

Il processo, fase per fase

Il processo non è stato una sequenza lineare: ogni passaggio ha potuto rimettere in discussione i precedenti. Lo ha aperto il coinvolgimento delle persone, con la formazione e il primo ascolto di chi lavora nei musei e di chi li frequenta. Sono seguiti la raccolta dei dati, con questionari e rilevazioni qualitative e quantitative, e l’analisi nei luoghi, con sopralluoghi e osservazioni. Al centro, i workshop di Co-Design, in cui le necessità sono state interpretate, classificate e ordinate per priorità.

Da qui sono derivati i requisiti e le soluzioni meta-progettuali, i concept esemplificativi per allestimenti e comunicazione dove servivano, le linee guida di progetto, intese come strumento orientativo e processuale, e i PEBA, fino alla restituzione in un corpus documentale di circa 550 pagine.

Visitatrice che esplora con le mani un piano tattile con testo in Braille lungo una parete espositiva.

Cosa abbiamo imparato: dal Co-Design alla governance inclusiva

L’insegnamento più profondo di questa esperienza risiede nella consapevolezza che l’accessibilità non è una soluzione, ma un processo. Un processo che parte dall’ascolto reale delle persone, attraversa la ricerca etnografica e si formalizza in strumenti concreti (requisiti, linee guida, piani) che orientano ogni fase del sistema museale: dalla comunicazione pre-visita alla fruizione in sala, fino alla formazione del personale e alla revisione delle pratiche gestionali.

Abbiamo compreso che non esiste accessibilità se non è accompagnata da un cambiamento organizzativo. L’accessibilità non è il prodotto finale di un progetto, ma una sua matrice generativa. È un criterio che attraversa lo spazio, il tempo, il linguaggio e la relazione con il pubblico. È governance. È cultura.

Visitatrice con un visore di realtà virtuale accanto a una vetrina di ceramiche antiche, in una sala con pannelli in catalano.

Verso il museo come piattaforma inclusiva

Il museo accessibile, nella sua accezione più evoluta, si configura come piattaforma culturale adattiva, capace di generare relazioni e significati anche per coloro che storicamente sono stati esclusi dai circuiti della fruizione. Il Design for All è, in questo quadro, l’approccio che trasforma l’inclusione in un dispositivo progettuale, operativo e comunicativo.

Le linee guida che abbiamo elaborato indicano soluzioni che vanno ben oltre la norma:

  • modelli di Co-Design progressivo con utenze diversificate;
  • interfacce narrative multimodali adattate al profilo sensoriale e cognitivo dei visitatori;
  • format espositivi flessibili, in grado di evolversi nel tempo in base al feedback raccolto;
  • indicatori qualitativi e quantitativi per il monitoraggio dell’accessibilità percepita;
  • strategie di comunicazione crossmediale progettate per essere pienamente fruibili anche in fase di pre-visita.
Bambini e adulti esplorano insieme un grande tavolo interattivo illuminato, in una sala museale.
Un tavolo interattivo che bambini e adulti esplorano insieme: un contenuto, più modi di accedervi.

Che cosa chiede la normativa oggi

Dal 28 giugno 2025 si applica l’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882, recepita in Italia con il D.lgs. 82/2022). Per un museo riguarda soprattutto alcuni servizi digitali rivolti al pubblico, come la vendita online dei biglietti; per i musei pubblici siti e applicazioni rientrano già nella Legge 4/2004. Non sostituisce le norme sulle barriere architettoniche né i PEBA.

Nel 2026 si chiude anche l’investimento del PNRR per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi (M1C3, investimento 1.2: 300 milioni di euro, con l’obiettivo di certificare entro il secondo trimestre 2026 la fine dei lavori in almeno 617 musei e luoghi della cultura). Quando i cantieri finiscono, l’accessibilità comincia a dipendere da comunicazione, gestione e formazione: la parte che nessun cantiere risolve.

Le istituzioni culturali sono chiamate a compiere una scelta: limitarsi all’adeguamento minimo o trasformare l’accessibilità in leva strategica.

Banco di accoglienza in legno chiaro e bianco, con una parte più bassa sulla destra; dietro, la scritta a parete «… for Accessibility» e una fila di opere incorniciate.Sala espositiva con una panca blu e un grande volume rivestito di grafica in bianco e nero; sullo sfondo un tavolino con sedie.
Accoglienza e sosta: anche il banco d’ingresso e le sedute fanno parte dell’accessibilità di una mostra.
Kit per la visita del MoMA di New York: borsa in tela, cuffie antirumore, occhiali da sole, oggetti da manipolare e la guida per preparare la visita.

Da dove cominciare

Non esiste una sequenza valida per ogni museo, ma alcune scelte vengono prima delle altre:

  • coinvolgere fin dall’inizio, con l’ascolto e il Co-Design, le persone che il museo lo vivono o vorrebbero viverlo: visitatori con e senza disabilità, personale, volontari;
  • leggere il museo nei luoghi, con sopralluoghi che guardino insieme percorsi, comunicazione e servizi;
  • tradurre le necessità in criteri e linee guida che orientino ogni intervento successivo, dagli allestimenti al sito web, prevedendo che gli spazi cambino nel tempo (ne abbiamo scritto in Sfide progettuali e flessibilità);
  • formare il personale e verificare nel tempo, tornando alle persone per capire che cosa funziona.

Ogni passaggio può rimettere in discussione il precedente: è un processo, non una lista di controllo. Il nostro studio, attraverso anni di ricerca e progetti pionieristici, è oggi in grado di offrire una visione e un processo che coniugano rigore scientifico, empatia progettuale e fattibilità operativa.

Per chi desidera approfondire il nostro approccio: Processo Design for All. Per chi vuole iniziare: Consulenza Design for All e Inclusive Design e Servizi. Altre soluzioni realizzate sono raccolte nelle storie di progetto.

Condividi

Nei nostri progetti

Un museo per tutti i suoi pubblici

Musei, biblioteche, archivi: costruiamo con chi li gestisce e chi li frequenta un processo che va dall’ascolto alle linee guida.

Torna all’inizio della pagina