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Design for All: il bagno come sistema inclusivo contemporaneo

Design for All: il bagno come sistema inclusivo contemporaneo

Per troppo tempo il bagno è stato considerato uno spazio tecnico: un ambiente governato da misure, prescrizioni, dotazioni minime e soluzioni spesso pensate più per rispondere a un problema che per generare una qualità d’uso confortevole. Eppure nello spazio più intimo dell’abitare, che si rivela la maturità autentica del progetto. Il bagno non misura soltanto il comfort; misura l’autonomia, la dignità, la continuità dei gesti quotidiani e, in ultima analisi, il modo in cui il design interpreta la varietà umana.

Quando l’accessibilità viene affrontata come semplice adeguamento, il progetto si limita a correggere. Quando invece è concepita come principio generativo, il bagno diventa un laboratorio di innovazione, nel quale forma, funzione, materia e tecnologia convergono in una visione più evoluta dell’abitare. È in questo passaggio che il Design for All acquista il suo significato più profondo: non come categoria specialistica, ma come approccio capace di rendere il progetto più durevole e più contemporaneo.

Oggi, nel contesto internazionale, la distinzione rigida fra bagno standard e bagno accessibile comincia finalmente a perdere consistenza. Non perché le esigenze specifiche siano venute meno, ma perché il design più avanzato ha iniziato a riconoscere la variabilità umana come dato strutturale e non come eccezione marginale. Progettare per tutti non è un compromesso, è un atto di consapevolezza sistemica.

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Dal dispositivo medico al linguaggio progettuale contemporaneo

La prima stagione dell’accessibilità domestica è stata inevitabilmente tecnica e sanitaria: maniglioni a vista, sedute applicate, rialzi, accessori correttivi. Soluzioni utili e necessarie, ma spesso linguisticamente estranee all’architettura dell’interno. Il bagno accessibile è stato a lungo raccontato come un bagno “altro”, separato dal lessico del comfort, del benessere e della qualità formale.

Oggi il passaggio più interessante non riguarda soltanto la performance, ma il linguaggio. Un esempio significativo è la diffusione delle docce a filo pavimento e dei sistemi di drenaggio integrati, che hanno trasformato una necessità funzionale in un segno di qualità architettonica. Le canalette Geberit CleanLine sono presentate proprio come soluzione essenziale, igienica e capace di favorire movimenti continui, contribuendo a un’idea di bagno più fluida e meno segmentata. La soglia scompare, la superficie si ricompone, e l’accessibilità coincide con la continuità dello spazio.

Questo è un punto culturale decisivo: quando una soluzione inclusiva non appare più come concessione tecnica, ma come espressione di qualità progettuale, cambia anche la percezione collettiva del prodotto. Il bagno non si limita più a essere utilizzabile; diventa più leggibile, più elegante, più convincente.

Sistemi adattivi: quando il bagno si trasforma

Il passaggio successivo è ancora più rilevante, perché non riguarda soltanto la forma, ma il comportamento del prodotto nel tempo. La frontiera più interessante è quella dei sistemi adattivi: elementi che non chiedono all’utente di conformarsi a una configurazione fissa, ma che cercano di modificarsi in funzione delle posture, delle esigenze e delle condizioni d’uso. 

In questa prospettiva, esperienze come ROPOX AdaptLine e SlimLine sono significative soprattutto perché indicano una direzione: introdurre la regolazione in altezza come qualità stabile del sistema bagno e non come aggiunta eccezionale. Tuttavia, proprio osservandole con sguardo progettuale, emerge come questa frontiera sia ancora incompleta: il principio è corretto, ma l’interazione potrebbe essere più intuitiva e il linguaggio più maturo, meno specialistico e più coerente con l’ambiente domestico contemporaneo. 

Qui si colloca una differenza teorica importante: il design tradizionale tende a fissare una misura corretta, mentre il design adattivo introduce la trasformabilità come valore. Non cerca una media ideale, ma costruisce le condizioni per una pluralità d’uso.

Smart bathroom e riduzione del carico cognitivo

La tecnologia, in questo scenario, non è interessante di per sé. Lo diventa quando riduce il carico fisico e interpretativo dell’esperienza. Un bagno realmente inclusivo non è soltanto sicuro: è comprensibile, intuitivo, coerente nei suoi segni, capace di accompagnare l’utente senza costringerlo a continue correzioni o interpretazioni.

I sistemi TOTO WASHLET, con regolazioni individuali del getto, della temperatura e della posizione dell’erogatore, insieme a funzioni come EWATER+, decalcificazione automatica e modalità energy saver, mostrano come l’igiene personale possa diventare più precisa e meno dipendente da sequenze manuali complesse. Analogamente, Roca In-Wash Inspira integra lavaggio, asciugatura, pannello di controllo, luce notturna, sensore di presenza e, nelle versioni più evolute, perfino la cisterna integrata nel vaso, riducendo ingombri e semplificando l’insieme. In questi casi la tecnologia non invade la scena: si ritrae dentro un’interazione più lineare, più silenziosa, più naturale.

Questo è il punto più avanzato del bagno contemporaneo: non l’accumulo di funzioni, ma la loro orchestrazione discreta. La vera innovazione non consiste nell’aggiungere complessità, bensì nel fare in modo che la complessità tecnica si traduca in un’esperienza più semplice.

Bellezza e inclusione: una convergenza matura

Per molto tempo si è creduto che accessibilità e bellezza appartenessero a due registri distinti: da un lato la necessità, dall’altro il desiderio. Oggi questa opposizione appare sempre meno sostenibile. Il progetto più maturo dimostra che l’inclusione non impoverisce il linguaggio formale, ma lo costringe a diventare più essenziale, più chiaro, più onesto e gentile.

Il bagno contemporaneo non necessita di oggetti speciali esibiti come eccezioni. Richiede prodotti capaci di integrare supporto, sicurezza, intuitività e valore percettivo in un’unica sintesi. È precisamente su questo crinale che si colloca la nostra expertise: non nel disegno di soluzioni separate, ma nello sviluppo di prodotti per il bagno che trasformano le esigenze inclusive in qualità architettonica, chiarezza d’uso e linguaggio contemporaneo.

In questa prospettiva, il Design for All non interviene alla fine per correggere; entra all’inizio per orientare. Non aggiunge. Ordina. Non specializza. Rende il progetto più colto, più aperto, capace di esistere nel tempo.

vedi il progetto prime
vedi il progetto shine

Progettare per la variabilità umana

Le dinamiche demografiche globali rendono questa riflessione ancora più urgente. Le Nazioni Unite indicano che entro il 2050 una persona su sei nel mondo avrà più di 65 anni, mentre l’OMS ricorda che entro la stessa data la popolazione over 60 raggiungerà circa 2,1 miliardi. Non si tratta di una nicchia, ma di una condizione strutturale delle società contemporanee. 

Progettare un bagno oggi significa dunque assumere la variabilità delle capacità come condizione ordinaria del progetto: mobilità che cambia, equilibrio che si riduce, forza che si modifica, vista che si affatica, bisogni che evolvono lungo il corso della vita. Il bagno inclusivo è uno spazio pensato per una vita intera, e per la possibilità che quella vita attraversi fasi diverse senza perdere autonomia e dignità.

Questa è, in fondo, la sfida più alta del progetto contemporaneo: non costruire ambienti perfetti per un istante ideale, ma sistemi capaci di restare pertinenti nel tempo.

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Il lavabo Prime arriva sul piccolo schermo

Non c’è più grande soddisfazione per uno Studio di Design che vedere i propri prodotti in uso e visibili nella vita quotidiana. Ancor più delle vendite. E’ questo il caso del lavabo Prime, scelto dalla produzione Rai per il serie televisiva ‘Lea – Un nuovo giorno’ sviluppata in 4 serate. Disegnato da Francesco Rodighiero, rispetta i principi del Design for All e ha ottenuto il Marchio di Qualità rilasciato dall’Associazione Design for All Italia.

La costruzione del set ha previsto la posa, seppur non propriamente corretta, di tre lavabi da appoggio con i miscelatori scelti e suggeriti dall’azienda produttrice del lavabo. Goman infatti ha provveduto alla fornitura degli elementi richiesti dalla produzione, che ringraziamo per la cortesia.

Possiamo supporre, quasi con certezza, che la scelta del prodotto sia riconducibile non unicamente per le caratteristiche funzionali. Ma anche per la volontà di non utilizzare lavabi ospedalieri particolarmente caratterizzanti e stigmatizzati, molto presenti in svariate strutture in Italia e all’estero. Fa ancora più piacere, quindi, almeno pensare che ci sia stata l’idea di presentare un bagno con elementi del Design italiano innovativi ed espressivi.

Cos’è il Design for All – Intervista a Francesco Rodighiero

Recentemente mi hanno sottoposto una serie di domande molto pertinenti per capire a fondo il Design for All e come possa essere utile quando applicato. E’ una breve intervista che cerca di fare il punto della situazione e costituire un punto di partenza per chi vuole approfondire il tema.

Francesco Rodighiero

1. Cos’è il Design for All? Come lo intende?

La Dichiarazione di Stoccolma del 2004 non lascia spazio a fraintendimenti e definisce il Design for All come il “[..] il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. [..]”. A livello più personale, utilizzo i principi del DfA perché i prodotti per persone con disabilità abbiano la stessa cura dei prodotti del classico mondo del Design.

Dichiarazione di Stoccolma dell’EIDD©, 2004

2. Come progetta un prodotto seguendo i principi del Design for All?

I progetti nascono sempre dall’osservazione, dalla ricerca e principalmente dalle richieste della committenza. Il Design for All mi è utile per avere molta attenzione all’utenza ampliata: il Design tradizionale progetta spesso e volentieri per astrazione considerando l’uomo standard. Di fatto l’uomo standard non esiste, ma è invece un sistema complesso di abilità diversificate, a volte disabilità, e soprattutto desideri, aspirazioni.

vedi i nostri progetti Design for All

3. Si avvale anche del confronto con altri professionisti?

Nello Studio Rodighiero.Design ho la fortuna di avere un padre ingegnere che mi supporta in alcune soluzioni tecniche, i prodotti per le persone con disabilità a norma devono rispettare le portate e quindi sollecitazioni e sforzi di svariate centinaia di kg. Dall’altro lato ho un fratello architetto che mi aiuta a considerare e contestualizzare i prodotti all’interno di ambienti ricercati e contemporanei. Mi considero fortunato.

4. Come si è evoluta negli anni la progettazione “senza barriere architettoniche”?

Sicuramente negli ultimi vent’anni si fa molta più attenzione alle barriere architettoniche, anche se risolvono solo una parte del ‘problema’. Rendere accessibile un museo non significa rendere fruibile a tutti l’esposizione. Basti pensare ai non vedenti… In questo senso, è meglio avere un approccio inclusivo come il DfA e rendere l’abbattimento delle barriere architettoniche un sottoinsieme del processo di progettazione.

5. Si ritiene soddisfatto del percorso evolutivo della progettazione?

Sì, se vedessi anche grandi designer e archistar progettare in modo inclusivo…

6. Quali sono, secondo lei, gli aspetti che meritano più attenzione per il futuro?

L’invecchiamento della popolazione e la sua longevità sono fattori che non si possono non tenere in considerazione. E gli anziani di oggi sono persone che non voglio sentirsi tali, sono connessi alla rete e tecnologicamente educati grazie ai dispositivi mobili. In questo contesto, la dignità delle persone sarà sempre più importante. Non ci può più permettere di progettare ausili dal sapore ospedaliero, e, più in generale, mettere in commercio prodotti difficili da comprendere e utilizzare.

7. Come giudica la vision di Goman riguardo il Design for All? Avete nuovi progetti in cantiere?

Estremamente nobile. Sono rarissime le aziende che rischiano proponendo prodotti innovativi e inclusivi, che, nel suo settore, possono risultare dirompenti e inusuali. Ci vuole coraggio e determinazione. Dai risultati soddisfacenti delle vendite di Prime e dalla selezione per il Compasso D’Oro ADI, stiamo cogliendo l’occasione per sviluppare insieme al dipartimento di R&S un progetto nuovo che fa tesoro delle novità degli ultimi successi.

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