Category: Design for All

Progettazione inclusiva: l’approccio Design for All a Radio Italia

Progettazione inclusiva: l’approccio Design for All a Radio Italia

Ospite della trasmissione Storytime, in onda su Radio Italia, il designer Francesco Rodighiero ha delineato i principi della progettazione inclusiva applicata a spazi, prodotti e sistemi complessi. Presidente dell’Associazione Design for All Italia e alla guida di uno studio di progettazione attivo tra architettura, design e consulenza, Rodighiero ha ricondotto l’approccio Design for All a un impegno olistico verso la diversità umana, capace di orientare l’intero processo progettuale, dall’ideazione all’esecuzione.

Progettazione inclusiva tra sostenibilità e accessibilità

Interrogato sulla convivenza tra vincoli ambientali e requisiti di accessibilità universale in strutture complesse come hotel e centri commerciali, Rodighiero ha chiarito come le due istanze, spesso percepite come antitetiche, convergano oggi in un’unica strategia di benessere. La vera variabile critica, ha osservato, resta il tempo: conciliare sostenibilità, inclusione e qualità abitativa entro cronoprogrammi compatibili con le esigenze di chi investe.

Dall’hotel al senior housing: ridefinire l’utente

Il concetto di utenza, ha spiegato il designer, non si esaurisce nella disabilità. Coinvolgere tutti gli attori del progetto, dagli anziani alle famiglie, consente di individuare soluzioni che generano benefici trasversali, purché adottino un linguaggio non stigmatizzante: una forma di accessibilità trasparente, capace di prevenire correzioni e integrazioni successive.

Co-progettazione e flessibilità nel tempo

Alla domanda sulla raccolta delle esigenze presenti e future, Rodighiero ha indicato nella co-progettazione lo strumento più efficace per trasformare esperienze e competenze degli utenti in soluzioni concrete. Data la rapidità del cambiamento sociale e tecnologico, lo studio persegue soluzioni progettuali flessibili, capaci di adattarsi con interventi minimi; l’intelligenza artificiale vi rientra come strumento complementare, non sostitutivo.

Quando l’accessibilità eleva l’estetica

Sul presunto conflitto tra funzionalità e resa estetica, Rodighiero ha citato il lavabo sviluppato per il settore alberghiero: un progetto pensato per allontanarsi da un linguaggio clinico e restituire, invece, un’immagine coerente con l’ospitalità. Il risultato, spesso definito sorprendente da acquirenti e utenti finali, dimostra come l’accessibilità universale possa qualificare, e non penalizzare, il design di alto livello.

Le tendenze secondo l’associazione Design for All Italia

Da un osservatorio nazionale, Rodighiero ha indicato nell’interfaccia utente il terreno più dinamico degli ultimi cinque anni: la dematerializzazione degli oggetti sposta la comprensibilità sull’interfaccia, come confermato dal recente IF Design Award assegnato a Bticino per un citofono esterno. Parallelamente, i fondi PNRR stanno ridisegnando l’accessibilità culturale di musei e spazi pubblici, rivedendo apparati didascalici e audioguide in chiave sensoriale, oltre che descrittiva.

La progettazione inclusiva raccontata da Rodighiero conferma un approccio che tiene insieme etica, estetica ed economia del progetto.

European Accessibility Act: cosa cambia davvero per le aziende di product design

European Accessibility Act: cosa cambia davvero per le aziende di product design

Il 28 giugno 2025 è una data che molte aziende manifatturiere hanno segnato in agenda come scadenza burocratica. Un anno dopo, quelle stesse aziende si trovano ad affrontare una domanda che non avevano previsto: perché la conformità non è sufficiente?

Cosa prevede l’EAA: una sintesi per i non-giuristi

L’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) obbliga produttori, importatori e distributori a garantire che determinate categorie di prodotti e servizi siano accessibili alle persone con disabilità entro il 28 giugno 2025. Le categorie coinvolte includono computer, smartphone, TV, e-book reader, terminali di pagamento, biglietterie automatiche, servizi bancari, e-commerce, servizi di trasporto e comunicazione elettronica.

In termini tecnici, la direttiva fa riferimento ai principi del Design for All: prodotti e servizi devono essere percepibili, utilizzabili, comprensibili e robusti per persone con diversi tipi di disabilità — motoria, visiva, uditiva, cognitiva.

La conformità non è volontaria. I prodotti non conformi possono essere ritirati dal mercato. Le sanzioni variano per Stato membro, ma il principio è uniforme: l’accessibilità è un requisito di legge, non un’opzione etica.

European Accessibility Act product design – Rodighiero.Design for All

Quali prodotti sono coinvolti — e quali no

La direttiva copre esplicitamente: terminali self-service (bancomat, biglietterie, chioschi), e-reader hardware, computer e sistemi operativi, smartphone, televisori con servizi digitali, servizi di e-commerce, servizi bancari al dettaglio, servizi di comunicazione elettronica, trasporto passeggeri (siti, app, biglietti elettronici).

Non rientrano nell’ambito diretto: prodotti di arredamento, cosmetici, abbigliamento, utensili da cucina, prodotti industriali non rivolti al consumatore finale. Tuttavia — e questo è il punto che molte aziende non hanno ancora compreso — l’EAA non esaurisce la questione legale: il D.Lgs. 82/2005 (Codice del consumo), il DPR 503/1996, le norme UNI EN e la normativa sugli appalti pubblici già impongono requisiti di accessibilità in molti contesti non coperti dalla direttiva europea.

Il punto critico che molte aziende sottovalutano

Nell’anno successivo all’entrata in vigore dell’EAA si è osservato uno schema ricorrente: le aziende hanno interpellato il proprio ufficio legale, che ha prodotto una checklist di conformità. La checklist è stata affidata all’ufficio tecnico, che ha aggiunto attributi alla documentazione e rivisto le istruzioni d’uso. Il prodotto è rimasto identico.

Questo approccio ha un nome preciso: retrofitting. È il modo più costoso — e meno efficace — di affrontare l’accessibilità. Le ragioni sono strutturali.

Un prodotto che non è stato progettato per la diversità umana non può diventare accessibile attraverso modifiche marginali. L’accessibilità non si aggiunge alla fine di un processo progettuale: si incorpora nelle prime fasi, quando le decisioni fondamentali su forma, funzione, materiali e interazione sono ancora aperte.

Chi ha già lavorato con il Design for All lo sa per esperienza diretta: integrare i principi di accessibilità nelle fasi di brief e concept riduce i costi di adattamento successivi, migliora l’usabilità per tutti gli utenti — non solo per quelli con disabilità — e genera prodotti più competitivi, non meno.

vedi il nostro processo
European Accessibility Act product design – Rodighiero.Design for All

Dalla conformità al vantaggio competitivo: il ruolo del Design for All

Il mercato delle persone con disabilità in Europa conta oltre 87 milioni di persone. Se si includono anziani (nel 2050 un terzo della popolazione europea avrà più di 64 anni), persone con disabilità temporanee, e i familiari che influenzano le decisioni di acquisto, il perimetro si amplia enormemente.

Le aziende che hanno integrato il Design for All nel proprio processo R&D prima dell’EAA non stanno affrontando una crisi di conformità: stanno raccogliendo i benefici di una scelta fatta con largo anticipo. I loro prodotti non hanno bisogno di aggiornamenti emergenziali perché la diversità degli utenti era già nel brief originale.

Il vantaggio competitivo non è teorico. È misurabile in: riduzione del numero di varianti di prodotto necessarie per coprire segmenti di mercato diversi; riduzione dei resi e delle richieste di assistenza post-vendita; aumento della fedeltà del cliente; ampliamento del bacino di utenza senza incremento dei costi di produzione.

Cosa significa progettare per l’EAA fin dalle prime fasi

Integrare i principi EAA fin dall’inizio del processo significa essenzialmente fare tre cose:

  • Prima: includere utenti con abilità diverse nelle fasi di ricerca e test. Non come campione statistico di cortesia, ma come fonte primaria di requisiti progettuali. È la differenza tra sapere che un anziano ‘potrebbe avere difficoltà’ e capire esattamente dove, perché e come modificare il concept.
  • Seconda: definire criteri di accessibilità nel brief di progetto — non nel capitolato finale. La domanda ‘questo prodotto è accessibile?’ deve essere posta quando ancora non si è deciso come sarà il prodotto, non quando è già in produzione.
  • Terza: verificare la conformità attraverso prototipi e modelli di test prima della produzione definitiva, non attraverso checklist giuridiche post-produzione. Un prototipo testato con utenti reali vale più di dieci audit di conformità.
consulenza design for All

Il momento giusto per intervenire è adesso

Per le aziende che stanno sviluppando nuovi prodotti o rivalutando linee esistenti, il momento è adesso — non perché l’EAA lo imponga come urgenza burocratica, ma perché il mercato lo richiede come condizione di competitività.

Le aziende che affrontano l’accessibilità come problema di conformità stanno risolvendo il problema sbagliato. Quelle che la affrontano come opportunità progettuale stanno costruendo il vantaggio competitivo della prossima decade. La distinzione non è semantica. È strategica.

Da 20 anni lavoriamo con aziende — dall’arredobagno alla cosmetica, dall’elettronica ai luoghi della cultura — per trasformare questa distinzione in prodotti, ambienti e servizi migliori. Non perché sia giusto eticamente.

vedi selected works

Design for All: il bagno come sistema inclusivo contemporaneo

Design for All: il bagno come sistema inclusivo contemporaneo

Per troppo tempo il bagno è stato considerato uno spazio tecnico: un ambiente governato da misure, prescrizioni, dotazioni minime e soluzioni spesso pensate più per rispondere a un problema che per generare una qualità d’uso confortevole. Eppure nello spazio più intimo dell’abitare, che si rivela la maturità autentica del progetto. Il bagno non misura soltanto il comfort; misura l’autonomia, la dignità, la continuità dei gesti quotidiani e, in ultima analisi, il modo in cui il design interpreta la varietà umana.

Quando l’accessibilità viene affrontata come semplice adeguamento, il progetto si limita a correggere. Quando invece è concepita come principio generativo, il bagno diventa un laboratorio di innovazione, nel quale forma, funzione, materia e tecnologia convergono in una visione più evoluta dell’abitare. È in questo passaggio che il Design for All acquista il suo significato più profondo: non come categoria specialistica, ma come approccio capace di rendere il progetto più durevole e più contemporaneo.

Oggi, nel contesto internazionale, la distinzione rigida fra bagno standard e bagno accessibile comincia finalmente a perdere consistenza. Non perché le esigenze specifiche siano venute meno, ma perché il design più avanzato ha iniziato a riconoscere la variabilità umana come dato strutturale e non come eccezione marginale. Progettare per tutti non è un compromesso, è un atto di consapevolezza sistemica.

Scopri quali sono i benefici economici del Design for All

Dal dispositivo medico al linguaggio progettuale contemporaneo

La prima stagione dell’accessibilità domestica è stata inevitabilmente tecnica e sanitaria: maniglioni a vista, sedute applicate, rialzi, accessori correttivi. Soluzioni utili e necessarie, ma spesso linguisticamente estranee all’architettura dell’interno. Il bagno accessibile è stato a lungo raccontato come un bagno “altro”, separato dal lessico del comfort, del benessere e della qualità formale.

Oggi il passaggio più interessante non riguarda soltanto la performance, ma il linguaggio. Un esempio significativo è la diffusione delle docce a filo pavimento e dei sistemi di drenaggio integrati, che hanno trasformato una necessità funzionale in un segno di qualità architettonica. Le canalette Geberit CleanLine sono presentate proprio come soluzione essenziale, igienica e capace di favorire movimenti continui, contribuendo a un’idea di bagno più fluida e meno segmentata. La soglia scompare, la superficie si ricompone, e l’accessibilità coincide con la continuità dello spazio.

Questo è un punto culturale decisivo: quando una soluzione inclusiva non appare più come concessione tecnica, ma come espressione di qualità progettuale, cambia anche la percezione collettiva del prodotto. Il bagno non si limita più a essere utilizzabile; diventa più leggibile, più elegante, più convincente.

Sistemi adattivi: quando il bagno si trasforma

Il passaggio successivo è ancora più rilevante, perché non riguarda soltanto la forma, ma il comportamento del prodotto nel tempo. La frontiera più interessante è quella dei sistemi adattivi: elementi che non chiedono all’utente di conformarsi a una configurazione fissa, ma che cercano di modificarsi in funzione delle posture, delle esigenze e delle condizioni d’uso. 

In questa prospettiva, esperienze come ROPOX AdaptLine e SlimLine sono significative soprattutto perché indicano una direzione: introdurre la regolazione in altezza come qualità stabile del sistema bagno e non come aggiunta eccezionale. Tuttavia, proprio osservandole con sguardo progettuale, emerge come questa frontiera sia ancora incompleta: il principio è corretto, ma l’interazione potrebbe essere più intuitiva e il linguaggio più maturo, meno specialistico e più coerente con l’ambiente domestico contemporaneo. 

Qui si colloca una differenza teorica importante: il design tradizionale tende a fissare una misura corretta, mentre il design adattivo introduce la trasformabilità come valore. Non cerca una media ideale, ma costruisce le condizioni per una pluralità d’uso.

Smart bathroom e riduzione del carico cognitivo

La tecnologia, in questo scenario, non è interessante di per sé. Lo diventa quando riduce il carico fisico e interpretativo dell’esperienza. Un bagno realmente inclusivo non è soltanto sicuro: è comprensibile, intuitivo, coerente nei suoi segni, capace di accompagnare l’utente senza costringerlo a continue correzioni o interpretazioni.

I sistemi TOTO WASHLET, con regolazioni individuali del getto, della temperatura e della posizione dell’erogatore, insieme a funzioni come EWATER+, decalcificazione automatica e modalità energy saver, mostrano come l’igiene personale possa diventare più precisa e meno dipendente da sequenze manuali complesse. Analogamente, Roca In-Wash Inspira integra lavaggio, asciugatura, pannello di controllo, luce notturna, sensore di presenza e, nelle versioni più evolute, perfino la cisterna integrata nel vaso, riducendo ingombri e semplificando l’insieme. In questi casi la tecnologia non invade la scena: si ritrae dentro un’interazione più lineare, più silenziosa, più naturale.

Questo è il punto più avanzato del bagno contemporaneo: non l’accumulo di funzioni, ma la loro orchestrazione discreta. La vera innovazione non consiste nell’aggiungere complessità, bensì nel fare in modo che la complessità tecnica si traduca in un’esperienza più semplice.

Bellezza e inclusione: una convergenza matura

Per molto tempo si è creduto che accessibilità e bellezza appartenessero a due registri distinti: da un lato la necessità, dall’altro il desiderio. Oggi questa opposizione appare sempre meno sostenibile. Il progetto più maturo dimostra che l’inclusione non impoverisce il linguaggio formale, ma lo costringe a diventare più essenziale, più chiaro, più onesto e gentile.

Il bagno contemporaneo non necessita di oggetti speciali esibiti come eccezioni. Richiede prodotti capaci di integrare supporto, sicurezza, intuitività e valore percettivo in un’unica sintesi. È precisamente su questo crinale che si colloca la nostra expertise: non nel disegno di soluzioni separate, ma nello sviluppo di prodotti per il bagno che trasformano le esigenze inclusive in qualità architettonica, chiarezza d’uso e linguaggio contemporaneo.

In questa prospettiva, il Design for All non interviene alla fine per correggere; entra all’inizio per orientare. Non aggiunge. Ordina. Non specializza. Rende il progetto più colto, più aperto, capace di esistere nel tempo.

vedi il progetto prime
vedi il progetto shine

Progettare per la variabilità umana

Le dinamiche demografiche globali rendono questa riflessione ancora più urgente. Le Nazioni Unite indicano che entro il 2050 una persona su sei nel mondo avrà più di 65 anni, mentre l’OMS ricorda che entro la stessa data la popolazione over 60 raggiungerà circa 2,1 miliardi. Non si tratta di una nicchia, ma di una condizione strutturale delle società contemporanee. 

Progettare un bagno oggi significa dunque assumere la variabilità delle capacità come condizione ordinaria del progetto: mobilità che cambia, equilibrio che si riduce, forza che si modifica, vista che si affatica, bisogni che evolvono lungo il corso della vita. Il bagno inclusivo è uno spazio pensato per una vita intera, e per la possibilità che quella vita attraversi fasi diverse senza perdere autonomia e dignità.

Questa è, in fondo, la sfida più alta del progetto contemporaneo: non costruire ambienti perfetti per un istante ideale, ma sistemi capaci di restare pertinenti nel tempo.

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Design partecipato per il cambiamento: la visione di Francesco Rodighiero nell’intervista a Il Bagno Oggi e Domani

Design partecipato per il cambiamento: la visione di Francesco Rodighiero nell’intervista a Il Bagno Oggi e Domani

Nel numero di novembre-dicembre 2025 della rivistaIl Bagno Oggi e Domani, Francesco Rodighiero – designer Design for All e voce autorevole nel campo del design inclusivo – offre una lettura lucida delle trasformazioni sociali che stanno ridefinendo il progetto contemporaneo. La conversazione mette al centro i cambiamenti demografici, culturali e comportamentali che influenzeranno in modo decisivo il mondo del progetto nei prossimi anni.

Rodighiero evidenzia come «la società del futuro sarà sempre più articolata, più veloce e culturalmente più complessa», una condizione resa evidente dalla convivenza contemporanea di cinque generazioni con ritmi e abitudini profondamente differenti . L’invecchiamento della popolazione rappresenta, secondo il designer, uno dei fattori più rilevanti: «Nel 2050 un terzo degli abitanti avrà più di 64 anni», una fascia che avrà un peso determinante non solo nei consumi, ma anche nelle scelte collettive.

Da qui deriva la necessità – oggi non più rinviabile – di ripensare il design come processo aperto e inclusivo. Rodighiero afferma con chiarezza: «Non si può più pensare di progettare per una sola categoria o per noi stessi: bisogna iniziare a immaginare luoghi e oggetti per tutti» . Un approccio che chiama in causa l’intero ciclo di vita delle persone, comprese le fragilità temporanee e quelle situazioni in cui il cambiamento nelle abitudini rende necessari nuovi sistemi, nuovi prodotti o semplicemente nuovi modi di vivere gli spazi.

L’intervista mette in luce anche il ruolo centrale che i processi di ricerca e sviluppo dovranno assumere all’interno delle aziende. Sostenibilità, adattabilità e attenzione ai bisogni trasversali diventano, nella visione di Rodighiero, assi portanti del progetto contemporaneo. Il design partecipato, inteso come pratica di ascolto strutturato e interpretazione responsabile dei bisogni, si configura come uno strumento indispensabile per evitare soluzioni autoreferenziali e generare valore sociale.

Il contributo di Rodighiero si inserisce in un dialogo più ampio sul futuro dell’arredobagno e sugli scenari di innovazione che attendono il settore. La sua prospettiva ricorda come il design non possa limitarsi a rispondere all’oggi, ma debba anticipare il domani con una visione capace di includere differenze, diversità e evoluzioni quotidiane.

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Sfide progettuali e flessibilità: una riflessione sul progettare accessibile

Sfide progettuali e flessibilità: una riflessione sul progettare accessibile

Dal corso “Progettare accessibile: dal cucchiaio alla città”

Nel corso Progettare accessibile: dal cucchiaio alla città, promosso dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali all’interno del programma Personeper – Accessibilità nei luoghi della cultura, il contributo di Francesco Rodighiero offre una lettura attuale e necessaria della progettazione inclusiva. La sua videolezione, “Sfide progettuali e flessibilità”, affronta uno dei nodi più complessi del design contemporaneo: come costruire spazi capaci di accogliere la diversità senza sacrificare identità, coerenza e qualità.

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Oltre il metodo, un modo di guardare il progetto

Il contributo di Rodighiero non propone un modello da imitare, ma una prospettiva. Alla base vi è l’idea che l’accessibilità non sia una somma di requisiti tecnici, ma un modo di interpretare la realtà dei luoghi culturali. La progettazione accessibile nasce dall’ascolto dei contesti e delle persone, dall’attenzione verso le fragilità – permanenti o temporanee – e dalla consapevolezza che ogni luogo pubblico è attraversato da esigenze diverse.

Il processo che egli descrive non viene divulgato nei suoi dettagli operativi, ma contestualizzato nel suo significato: dare forma a spazi che si lasciano interrogare e che restano aperti al cambiamento.

La flessibilità come orizzonte progettuale

Secondo Rodighiero, la flessibilità è una competenza del progetto, non una semplice caratteristica tecnica. Gli spazi culturali cambiano nel tempo: si trasformano le mostre, mutano i pubblici, si evolvono i linguaggi e i modi di abitare gli ambienti. L’architettura, per essere davvero inclusiva, deve prevedere queste variazioni e trasformarle in risorse.

Flessibilità non significa indecisione, ma capacità di mantenere continuità anche nel mutamento. È una forma di cura verso le diverse persone che vivono i luoghi della cultura.

Comunicare, orientare, accogliere

Una parte significativa della riflessione riguarda la comunicazione, intesa come infrastruttura culturale che affianca quella architettonica. Testi, simboli, segnaletica, visioni grafiche: tutto contribuisce a costruire l’esperienza del visitatore.

Analogamente, l’orientamento non è un gesto tecnico, ma un atto di responsabilità verso l’autonomia delle persone. Infine, la mediazione culturale e la formazione del personale emergono come elementi essenziali per trasformare lo spazio in un ambiente realmente accogliente.

Il valore della formazione

L’intervento di Rodighiero non chiude la discussione, ma la apre. La sua lezione invita alla formazione continua e alla capacità di leggere criticamente gli spazi della cultura come sistemi complessi, in cui accessibilità e qualità sono inseparabili.

Il processo Design for All come leva progettuale e strategica

Ogni progetto richiede una responsabilità progettuale capace di tradurre la complessità in scelte chiare, inclusive e durature. Il processo Design for All consente di orientare visioni, metodi e strumenti verso soluzioni realmente utili alle persone e ai luoghi.

Per chi desidera approfondire il nostro approccio e le consulenze dedicate, è possibile esplorare le nostre aree di intervento.

Scopri le nostre consulenze

Accessibilità culturale: barriere visibili e invisibili nei luoghi della cultura

Accessibilità culturale: barriere visibili e invisibili nei luoghi della cultura

Riflessioni a partire dal corso nazionale della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali

Accessibilità culturale - Rodighiero.design for All


L’accessibilità culturale come visione sistemica

L’accessibilità culturale non è un insieme di requisiti tecnici né un protocollo da applicare per adempiere a norme. È un processo culturale e organizzativo che riguarda l’intero ecosistema dei luoghi della cultura: spazi architettonici, modalità di fruizione, sistemi comunicativi, competenze professionali e relazioni tra persone.

Una trasformazione che richiede visione, consapevolezza e un approccio progettuale capace di abbracciare la complessità della diversità umana.

Questa prospettiva è al centro del corso nazionale “Accessibilità culturale: principi e pratiche”, promosso dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali all’interno del programma Personeper – Accessibilità nei luoghi della cultura.

ISCRIVITI AL CORSO ON DEMAND

All’interno di questo percorso formativo, Francesco Rodighiero, insieme ad Antonella Agnoli, ha curato la lezione “Le barriere visibili e invisibili: comprendere il contesto per definire le soluzioni”, un modulo che indaga in profondità gli ostacoli – tangibili e intangibili – che condizionano la piena esperienza dei luoghi della cultura.


Riconoscere le barriere oltre l’evidenza

Nell’immaginario collettivo, musei, archivi e biblioteche sono percepiti come luoghi naturalmente aperti a tutti. In realtà, la loro accessibilità è spesso limitata da una costellazione di barriere che interferiscono con la fruizione, l’orientamento, la comprensione e il senso di appartenenza delle persone.

Le barriere fisiche costituiscono il primo livello di ostacolo: gradini, rampe insufficienti, ascensori non adeguati, passaggi stretti, percorsi interni frammentati. Non riguardano solo le persone con disabilità motorie: condizionano anche chi vive temporaneamente una fragilità, come genitori con passeggini, persone anziane o visitatori con mobilità ridotta.

A queste si aggiungono le barriere percettive e sensoriali: sistemi di orientamento che non guidano, illuminazione insufficiente, testi poco leggibili, ambienti acusticamente problematici. Sono difficoltà che incidono sull’esperienza di chiunque, non solo su persone con ipo- o ipersensibilità.

Le barriere tecnologiche rappresentano infine una dimensione sempre più rilevante. QR code, interfacce digitali non accessibili, contenuti non compatibili con le tecnologie assistive e l’assenza di alfabetizzazione digitale generano nuove forme di esclusione invisibile.

Sebbene evidenti, queste barriere vengono spesso affrontate in modo frammentato, senza una strategia complessiva. L’accessibilità culturale, invece, richiede un progetto unitario orientato alla persona.

La soglia simbolica dei luoghi della cultura

Molti ostacoli sono meno tangibili ma altrettanto incisivi. I luoghi della cultura custodiscono infatti una soglia simbolicache può trasmettere distanza o senso di inadeguatezza.

I linguaggi utilizzati nei pannelli, la complessità delle narrazioni, gli apparati informativi progettati per un pubblico colto o specialista, i layout delle sale che suggeriscono chi appartiene a quel luogo e chi no: tutti questi elementi concorrono a definire una barriera culturale difficile da scalfire.

Si tratta di dinamiche sottili ma decisive. Possono trasformare un museo in un luogo percepito come elitario, o una biblioteca in uno spazio che “non è per me”, nonostante la sua missione pubblica.

Il programma generale del percorso Personeper approfondisce questi temi: https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/offerta-formativa/personeper-accessibilita-luoghi-cultura/

Le barriere organizzative: ciò che non si vede

Una parte significativa della lezione affronta le barriere sistemiche, ovvero gli ostacoli invisibili generati da scelte organizzative e gestionali.

Orari limitati o incompatibili con la vita quotidiana, scarsità di servizi flessibili, assenza di figure dedicate alla mediazione culturale, personale non adeguatamente formato sull’accoglienza inclusiva, disallineamento tra comunicazione online e realtà in presenza: sono fattori che influenzano profondamente l’esperienza del visitatore.

L’accessibilità culturale non dipende solo da spazi e tecnologie, ma dalla qualità dei processi che regolano la vita di una istituzione culturale.

Giustizia sociale e barriere economiche

L’accessibilità è anche una questione di risorse. Il costo dei trasporti, dei servizi educativi, delle attività laboratoriali o delle tecnologie può costituire un ostacolo significativo per molti cittadini.

Progettare in modo inclusivo significa interrogarsi sulla sostenibilità economica delle esperienze culturali e immaginare modelli di fruizione equi e accessibili.

L’equità non è un principio astratto: è un elemento concreto di progettazione che determina chi potrà – e chi non potrà – accedere alla cultura.

Le barriere relazionali: la dimensione più fragile

Le barriere più sottili, ma forse più determinanti, sono quelle relazionali.

L’assenza di ascolto, la difficoltà nel costruire fiducia, il senso di solitudine, la mancanza di un supporto umano nei momenti critici sono tutti elementi che influenzano in modo decisivo l’accesso alla cultura.

La relazione è una componente essenziale del progetto culturale. Senza relazioni, nessun luogo è veramente accessibile.

Investire nella qualità dell’accoglienza, nella mediazione culturale e nella costruzione di comunità significa creare condizioni reali di partecipazione.

Spazi che si trasformano: appropriazione, flessibilità e vita quotidiana

Gli esempi di biblioteche europee analizzati durante la lezione – da Copenaghen a Barcellona, da Oslo a Whitechapel – mostrano come gli spazi culturali più inclusivi siano quelli capaci di adattarsi, trasformarsi e accogliere modalità differenti di presenza.

Luoghi che permettono alle persone di sostare, studiare, incontrarsi, osservare, partecipare, riposare.

Spazi che non impongono una postura o un comportamento, ma offrono libertà d’uso e possibilità di appropriazione. La flessibilità architettonica e funzionale diventa così uno strumento fondamentale per accogliere la diversità umana.

L’accessibilità come occasione di rigenerazione culturale

Concepire l’accessibilità culturale come principio progettuale significa riconoscerla come opportunità di rigenerazione.

È un investimento strategico che permette di ripensare servizi, modelli organizzativi e forme di accoglienza, ampliando la partecipazione e valorizzando la pluralità dei pubblici.

L’accessibilità non è un vincolo burocratico, ma una condizione che arricchisce i luoghi della cultura, ne rafforza la missione pubblica e li rende nodi vitali delle comunità contemporanee.

Il dividendo dell’inclusione: i benefici economici del Design for All

Il dividendo dell’inclusione: i benefici economici del Design for All

ROI accessibilità e business case: come il Design for All genera crescita misurabile

 

Il Design for All genera un dividendo economico che si manifesta in quattro aree: crescita dei ricavi (più utenti raggiungibili, maggiori conversioni), riduzione dei costi (minori spese di manutenzione, assistenza e contenzioso), vantaggio competitivo (reputazione, brand preference, accesso a mercati regolati) e resilienza di lungo periodo (adattabilità demografica e tecnologica). Evidenze europee e internazionali dimostrano che: (I) l’UE sta invecchiando (≥65 anni al 21,6% al 1° gennaio 2024) e la quota di persone con limitazioni funzionali è nell’ordine del 24–27% degli adulti — un mercato enorme e in crescita; (II) sul digitale, la non accessibilità resta diffusa (94,8% delle homepage con errori WCAG nel 2025), quindi l’adozione sistematica dell’accessibilità offre spazio competitivo; (III) case study consolidati (es. Legal & General nel Regno Unito) documentano ROI in 12 mesi con riduzioni di costo fino al 66%; (IV) nell’ambiente costruito, il costo marginale dell’accessibilità integrata da subito può essere <1–2%, mentre il retrofit costa molto di più.       

Perché adesso: la domanda latente e i driver macroeconomici

L’Europa è già un mercato inclusive by necessity: il 21,6% della popolazione UE aveva 65+ anni al 1/1/2024(Eurostat), e in Italia la quota è tra le più alte in assoluto. Contestualmente, oltre 101 milioni di adulti europei (≈27% over-16) presentano una forma di disabilità o limitazione (Consiglio UE / Eurostat), mentre l’OMS stima circa 135 milioni di persone con disabilità nella Regione Europea.

Un’offerta progettuale non inclusiva rinuncia de facto a una fetta consistente di domanda e di spesa, lasciando scoperte opportunità che solo un approccio Design for All può intercettare.

INDICATORE


Popolazione UE 65+ (2024)
Adulti UE con disabilità (2023)
Persone con disabilità EU
Siti con errori WCAG (2025)

VALORE


21,6%
27% (~101 mln)
~135 mln
94,8%

FONTE


Eurostat
Consiglio UE / Eurostat
OMS Europa
WebAIM Million 2025

Questi trend creano un evidente vantaggio first-mover: chi adotta metodicamente il Design for All (o altri approcci come Universal Design o Inclusive Design) oggi può intercettare una domanda reale e crescente, mentre la maggioranza dei competitor — ancora in ritardo — resta scoperta e vulnerabile.

Il conto economico del digitale: ricavi, costi e rischio

Sul web, l’inaccessibilità costa. Il report “Click-Away Pound” (UK) ha mostrato perdite miliardarie dovute all’abbandono dei carrelli da parte di utenti con disabilità; le stime più citate parlano di £17,1 miliardi di mancati ricavi (2019). Parallelamente, la cosiddetta Purple Pound (spesa dei nuclei con almeno una persona con disabilità) è stimata a ~£274 miliardi/anno nel Regno Unito.

L’implicazione per ecommerce e servizi digitali è immediata: ogni barriera diventa churn, ovvero perdita di clienti e di fatturato.

Case study: Legal & General (UK) ha registrato, dopo un redesign accessibile, +50% di traffico organico, raddoppio delle richieste di preventivo in 3 mesi, −66% nei costi di manutenzione e ROI 100% in 12 mesi. Questa evidenza — pur storica — resta una pietra miliare metodologica: l’accessibilità, integrata nell’architettura informativa e nel CMS, riduce complessità e costi ricorrenti, oltre a migliorare ranking e conversioni.

La cornice metodologica è consolidata nel Business Case for Digital Accessibility del W3C (WAI): i benefici tangibili (ricavi, costi, produttività) e intangibili (brand, rischio) derivano dall’inclusione by design. I più recenti Accessibility Maturity Models (2024) aiutano a portare l’accessibilità in governance anziché relegarla a “bugfix” di fine processo.

Nota strategica UE: l’European Accessibility Act (EAA) armonizza i requisiti su prodotti e servizi (compresi e-commerce e mobile), riducendo i costi di frammentazione e aprendo il mercato transfrontaliero. È un driver economico, non solo normativo.

Prodotto fisico e packaging: quando “inclusivo” vuol dire “premium”

Il Design for All espande il mercato e consente premium pricing quando risolve problemi reali meglio dei competitor. Il caso OXO Good Grips è canonico: un’impugnatura ergonomica nata da un’esigenza “estrema” (artrite) che ha conquistato l’utenza mainstream, costruendo un portafoglio prodotti e un brand a prova di tempo. Nella FMCG/beauty, P&G (Olay) e Unilever hanno introdotto packaging accessibili (coperchi easy-open, etichette ad alto contrasto, Braille, codici NaviLens), con riconoscimenti industriali e scala progressiva sul portafoglio. Il punto, qui, è la frizione d’uso: ogni micro-barriera rimossa (aprire, dosare, leggere) incrementa trial, riacquisto e fedeltà, migliorando NPS.

Negli ultimi anni si moltiplicano gli esempi di prodotti accessibili by design, dove l’innovazione non riguarda solo l’involucro ma la funzionalità intrinseca:

  • Arredo e bagni accessibili: soluzioni come lavabi regolabili in altezza o sedute integrate, nati dall’analisi ergonomica, diventano elementi di design desiderabili anche per utenza senza disabilità, grazie a maggiore comfort e sicurezza.

  • Tecnologie e dispositivi elettronici: dagli smartphone con funzioni di accessibilità nativa (voiceover, haptic feedback, comandi vocali) fino ai sistemi domotici che integrano controllo vocale e interfacce multisensoriali.

  • Mobilità personale: il successo di carrozzine leggere in fibra di carbonio o di ausili multifunzionali (es. scooter pieghevoli e smart wheelchairs) mostra come la domanda di prodotto inclusivo si traduca in innovazione di segmento e nuovi mercati globali.

Insight di mercato: il World Economic Forum sintetizza bene il vantaggio competitivo dell’accessibilità di prodotto — nuovi ricavi, soddisfazione clienti e reputazione — come logica di business oltre l’adempimento.

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Architettura e luoghi della cultura: CAPEX marginale, valore pieno

Nell’architettura, il luogo comune “l’accessibilità costa troppo” non regge: studi recenti indicano che, se integrata fin dalle prime fasi, l’accessibilità aggiunge <1–2% al costo di costruzione, mentre in retrofit il delta può salire dal 10% al 20% (o oltre, a seconda dei vincoli). Una ricerca peer-reviewed del 2023 ha trovato un premio medio ≈1,8% per edifici pubblici fully accessible (studio su ScienceDirect). La World Bank arriva a stime <1% in generale, mentre la letteratura storica conferma incrementi trascurabili sulle nuove costruzioni.

La morale economica è chiara: integrare presto massimizza il valore attualizzato netto — meno extracosti, meno varianti, più utenze servite.

Nei luoghi della cultura e nel turismo culturale, la Purple Pound si riflette direttamente nei flussi economici: in Inghilterra (12 mesi a giugno 2023), i viaggiatori con disabilità e i loro compagni hanno generato il 24% della spesa dei pernottamenti domestici e il 18% della spesa per visite giornaliere. Una quota significativa, capace di spostare il P&L di istituzioni e destinazioni che investono in esperienze accessibili.

Come si misura il ROI del Design for All (framework operativo)

Per convincere un board o un CFO, non bastano dichiarazioni di principio: serve un modello di misurazione coerente con il ciclo di vita di un prodotto o servizio. Il ROI del Design for All si articola in cinque dimensioni principali, che combinano dati quantitativi e benefici qualitativi.

Ricavi (top line)

L’accessibilità amplia il mercato, includendo persone che prima erano escluse. Questo significa reach incrementale: più utenti, più sessioni, più biglietti venduti. In digitale, l’effetto si traduce in conversion rate uplift, cioè un aumento percentuale delle azioni completate (acquisti, iscrizioni, donazioni) quando l’interfaccia è resa chiara e utilizzabile da tutti (contrasto, etichette, moduli semplici). Nei musei o nel retail fisico, la correlazione è diretta: una didascalia leggibile o un percorso privo di ostacoli aumentano il tempo di permanenza e il valore medio della visita.

Costi (bottom line)

Un sito o un servizio accessibile non solo genera più entrate, ma costa meno nel medio-lungo periodo. Questo accade perché la manutenzione tecnica diventa più semplice: una struttura ordinata e conforme agli standard è più facile da aggiornare, con risparmi documentati fino al 66% (L&G). Anche il customer care si alleggerisce: meno barriere significa meno chiamate di utenti bloccati, meno ticket di supporto. Infine, la progettazione accessibile evita i costi di retrofit: aggiungere rampe, sottotitoli o funzioni accessibili dopo è sempre molto più oneroso (1–2% se previsto upfront, fino al 20% se corretto a posteriori).

Rischio (cost of risk)

Non investire in accessibilità oggi significa esporsi a rischi concreti. Dal 28 giugno 2025, con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA), un prodotto o servizio non conforme potrà subire sanzioni o essere escluso da mercati e gare transfrontaliere. Oltre al rischio legale, c’è quello reputazionale: studi come il WebAIM Million mostrano come la maggior parte dei competitor sia ancora indietro. Chi si muove in anticipo guadagna fiducia e visibilità, soprattutto nei settori pubblici, culturali e finanziari.

Produttività (people & process)

Integrare il Design for All nei processi interni rende più efficiente il lavoro dei team. Un design system accessibile, con regole e componenti già inclusivi, riduce le rilavorazioni e abbrevia i tempi di consegna. I modelli di maturità del W3C mostrano come le organizzazioni che portano l’accessibilità “a monte” del processo di design e sviluppo riducano colli di bottiglia e tempi morti.

Valore a vita del cliente (LTV)

Infine, c’è la dimensione della fidelizzazione. Un prodotto che può essere usato da più persone, in più contesti e senza sforzo, genera retention: il cliente resta, consiglia, riacquista. Nel mondo FMCG, P&G (Olay) e Unilever hanno mostrato come packaging inclusivi migliorino la fedeltà del brand e l’NPS, a beneficio di tutti, non solo delle persone con disabilità.

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FAQ (Frequently Asked Questions)

1. In che modo il Design for All migliora l’innovazione di prodotto?

L’accessibilità di prodotto non è solo un vantaggio etico: è un’occasione di innovazione. Il World Economic Forum ha rilevato che includere utenti con disabilità come tester arricchisce il design, portando a soluzioni nuove per tutti. Prodotti come arredi regolabili o dispositivi smart vocali nascono proprio da questa co-progettazione inclusiva.

2. Come l’accessibilità nei luoghi culturali genera profitto?

Negli spazi culturali accessibili, il ritorno economico è tangibile: a livello turistico, la spesa generata dai visitatori con disabilità e chi li accompagna rappresenta fino al 24% dei pernottamenti in UK. Questo peso sul P&L sposta l’equilibrio verso musei e istituzioni accessibili.

3. Che impatto ha sui costi operativi implementare accessibilità nel prodotto fisico?

Progettare accessibile da subito evita rilavorazioni molto costose. Studi internazionali mostrano che correggere un errore in fase avanzata può costare da 6 fino a 100 volte di più rispetto a risolverlo in concept. Lo stesso accade nei prodotti fisici: un lavabo o un museo non progettati accessibili richiedono modifiche strutturali onerose, mentre l’inclusione a monte pesa in media <2% del costo iniziale.

4. L’accessibilità genera reputazione?

Assolutamente sì. L’analisi di brand e marketing del State of Digital Accessibility Report mostra che i consumatori premiano brand inclusivi: circa 70% comprano da aziende equilibrate, e quasi 45% sono disposti a pagare di più per brand che promuovono inclusione.

5. Esiste una dimensione di mercato B2B influenzata dall’accessibilità?

Sì. Nel business procurement, il 73% dei decision-maker B2B considera l’accessibilità un requisito per l’acquisto di prodotti digitali. Questo significa che senza accessibilità, perdi opportunità strategiche di collaborazione e commesse.

6. Quanto vale il mercato europeo del software per l’accessibilità?

Il mercato europeo del software per l’accessibilità digitale ha raggiunto USD 175,8 milioni nel 2023 ed è previsto crescere fino a USD 305,6 milioni entro il 2030, con un CAGR dell’8,2%.

7. Serve una persona specializzata in accessibilità e inclusione nel team di progetto?

Sì. Una figura dedicata (anche part-time) assicura coerenza e qualità: presidia gli standard, coordina il team, riduce rilavorazioni e garantisce continuità nel tempo. Senza questo ruolo l’accessibilità resta frammentaria e poco efficace.

Musei accessibili e Design for All: verso una nuova alleanza tra cultura, persone e progetto

Musei accessibili e Design for All: verso una nuova alleanza tra cultura, persone e progetto

 

Ripensare il museo: l’accessibilità come paradigma culturale

L’accessibilità museale non può più essere intesa come mera eliminazione di ostacoli fisici o adeguamento a normative. Essa rappresenta oggi una delle sfide epistemologiche più urgenti della progettazione culturale contemporanea. In questo contesto, il Design for All offre non solo un metodo, ma una nuova visione: progettare a partire dalla diversità, assumendo la pluralità dei visitatori come valore generativo e non come eccezione da gestire.

Negli ultimi anni, le istituzioni museali europee hanno progressivamente ampliato la propria comprensione dell’accessibilità, includendo aspetti sensoriali, cognitivi, sociali e relazionali. Tuttavia, i modelli in uso restano spesso frammentari, orientati all’intervento tecnico e privi di una struttura metodologica trasferibile.

vedi il case history

L’esperienza che cambierà il panorama italiano

Proprio per colmare questo vuoto, entro il 2025 entrerà nel nostro portfolio un’esperienza che ridefinisce radicalmente il modo in cui si affronta l’accessibilità nei musei. Un progetto sistemico, sviluppato insieme a 12 musei italiani, che ha coinvolto oltre 200 persone, inclusi utenti finali con disabilità, esperti di accessibilità, operatori culturali e decisori pubblici.

Questa iniziativa, condotta secondo una metodologia rigorosa articolata in sei fasi, ha prodotto risultati inediti su scala nazionale ed europea: raccolta strutturata dei bisogni, definizione condivisa delle priorità, elaborazione di soluzioni meta-progettuali, sviluppo di linee guida operative, generazione di concept espositivi accessibili e validazione tramite strumenti di valutazione.

Cosa abbiamo imparato: dal co-design alla governance inclusiva

L’insegnamento più profondo di questa esperienza risiede nella consapevolezza che l’accessibilità non è una soluzione, ma un processo. Un processo che parte dall’ascolto reale delle persone, attraversa la ricerca etnografica e si formalizza in dispositivi concreti che trasformano ogni fase del sistema museale: dalla comunicazione pre-visita alla fruizione in sala, fino alla formazione del personale e alla revisione delle pratiche gestionali.

Abbiamo compreso che non esiste accessibilità se non è accompagnata da un cambiamento organizzativo. L’accessibilità non è il prodotto finale di un progetto, ma una sua matrice generativa. È un criterio che attraversa lo spazio, il tempo, il linguaggio e la relazione con il pubblico. È governance. È cultura.

Verso il museo come piattaforma inclusiva

Il museo accessibile, nella sua accezione più evoluta, si configura come piattaforma culturale adattiva, capace di generare relazioni e significati anche per coloro che storicamente sono stati esclusi dai circuiti della fruizione. Il Design for All, in questo quadro, si dimostra l’approccio più avanzato per trasformare l’inclusione in un dispositivo progettuale, operativo e comunicativo.

  • Nel nostro lavoro, abbiamo sperimentato soluzioni che vanno ben oltre la norma:
  • modelli di co-design progressivo con utenze diversificate;
  • interfacce narrative multimodali adattate al profilo sensoriale e cognitivo dei visitatori;
  • format espositivi flessibili, in grado di evolversi nel tempo in base al feedback raccolto;
  • indicatori qualitativi e quantitativi per il monitoraggio dell’accessibilità percepita;
  • strategie di comunicazione crossmediale progettate per essere pienamente fruibili anche in fase di pre-visita.

Una sfida sistemica: il tempo dell’accessibilità è adesso

Con l’imminente entrata in vigore del European Accessibility Act, le istituzioni culturali sono chiamate a compiere una scelta: limitarsi all’adeguamento minimo o trasformare l’accessibilità in leva strategica. Il nostro studio, attraverso anni di ricerca e progetti pionieristici, è oggi in grado di offrire una visione e un metodo che coniugano rigore scientifico, empatia progettuale e fattibilità operativa.

Per chi desidera approfondire il nostro approccio: Processo Design for All.

 

Riferimenti e risorse utili:

Design for All Italia: un nuovo spazio nel nostro portfolio

Nel nostro portfolio si apre una nuova sezione dedicata ai progetti sviluppati in collaborazione con l’associazione Design for All Italia. Una pagina che raccoglie esperienze concrete, nate da un processo strutturato e orientato all’impatto: quello dell’accessible design guidato dal processo.

Negli ultimi anni il nostro studio ha partecipato a iniziative progettuali che pongono l’accessibilità come leva strategica per innovare. I case study raccolti in questa sezione rappresentano esempi concreti di come il Design for All possa tradursi in soluzioni funzionali, intelligenti e trasferibili.

Tra questi progetti troviamo sistemi tecnologici, spazi retail in cui l’esperienza utente è stata ripensata a partire da bisogni reali, evidenze d’uso e osservazioni sul campo. Il nostro contributo ha spaziato dalla user research ai test di usabilità, dai workshop di co-design alla validazione di soluzioni accessibili.

Tra gli obiettivi chiave vi è stato quello di garantire la comprensibilità e il comfort nell’interazione con nuove tecnologie, evitando che l’innovazione si trasformi in una barriera. Sistemi di self-checkout, dispositivi intelligenti, interfacce multisensoriali e ambienti cashless sono stati analizzati in profondità, con il coinvolgimento diretto di utenti con profili differenti per età, abilità e familiarità digitale.

La nuova pagina è accessibile a questo link. Contiene una panoramica dei contesti progettuali, una sintesi delle attività svolte e i benefici generati da ciascun intervento. È uno spazio che documenta un processo: l’accessible design come approccio evidence-based, capace di generare valore misurabile per le imprese e migliorare l’esperienza di tutte le persone.

Per chi desidera approfondire il valore e la varietà dell’approccio Design for All, consigliamo di consultare anche i case history pubblicati da Design for All Italia. Una raccolta di esperienza, contesti e soluzioni che dimostra come  si possa generare impatto reale in settori diversi, dal retail ai luoghi della cultura, dalla tecnologia ai servizi.

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Francesco Rodighiero ospite su Rai Radio 3: il Design for All al centro del dibattito culturale

Francesco Rodighiero ospite su Rai Radio 3: il Design for All al centro del dibattito culturale

All’interno della trasmissione “A3 – Il formato dell’arte”, in onda su Rai Radio 3, Francesco Rodighiero ha condiviso riflessioni e esperienze sul ruolo dell’accessibilità nella cultura progettuale contemporanea. Il programma, che si distingue per l’approccio trasversale ai linguaggi dell’arte, dell’architettura e del design, ha aperto un confronto critico sul valore dell’inclusione nei processi creativi e produttivi.

Durante l’intervista, Rodighiero ha illustrato l’approccio metodologico del suo studio e dell’associazione che presiede, con particolare attenzione a un modello progettuale che supera le convenzioni del design tradizionale. Un modello che parte dall’ascolto reale degli utenti e integra strumenti di analisi e raccolta dati, con l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle esigenze di una popolazione sempre più eterogenea. Non si tratta solo di soddisfare i requisiti normativi, ma di generare valore a lungo termine attraverso spazi e oggetti fruibili da tutti.

Tra i casi di studio presentati, ha suscitato particolare interesse la collaborazione con Bticino per la progettazione di una nuova unità citofonica esterna. L’intervento ha riguardato l’interfaccia utente e la prioritizzazione dei contenuti visivi e tattili, in modo da garantire accessibilità anche ad anziani e persone con disabilità sensoriali. Questo lavoro ha contribuito al riconoscimento del prodotto con l’iF Design Award 2025, sottolineando l’efficacia di un metodo inclusivo fondato sull’esperienza concreta.

Rodighiero ha anche offerto una riflessione critica sulla Milano Design Week, evidenziando quanto i grandi eventi del settore continuino a privilegiare un’estetica esclusiva, raramente attenta alla diversità degli utenti. Tuttavia, ha rilevato segnali di apertura e una crescente attenzione verso una progettazione più responsabile e consapevole, capace di andare oltre le tendenze e di rispondere a bisogni autentici e trasversali.

La puntata conferma l’urgenza di promuovere una nuova cultura del progetto che metta al centro l’accessibilità, intesa non come vincolo, ma come risorsa di innovazione e coesione sociale. In linea con la visione di Rodighiero.Design for All, l’obiettivo è contribuire a un cambiamento sistemico che favorisca ambienti inclusivi, funzionali e condivisi, capaci di migliorare la qualità della vita quotidiana e generare valore culturale duraturo.

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