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Sfide progettuali e flessibilità: una riflessione sul progettare accessibile

Sfide progettuali e flessibilità: una riflessione sul progettare accessibile

Dal corso “Progettare accessibile: dal cucchiaio alla città”

Nel corso Progettare accessibile: dal cucchiaio alla città, promosso dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali all’interno del programma Personeper – Accessibilità nei luoghi della cultura, il contributo di Francesco Rodighiero offre una lettura attuale e necessaria della progettazione inclusiva. La sua videolezione, “Sfide progettuali e flessibilità”, affronta uno dei nodi più complessi del design contemporaneo: come costruire spazi capaci di accogliere la diversità senza sacrificare identità, coerenza e qualità.

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Oltre il metodo, un modo di guardare il progetto

Il contributo di Rodighiero non propone un modello da imitare, ma una prospettiva. Alla base vi è l’idea che l’accessibilità non sia una somma di requisiti tecnici, ma un modo di interpretare la realtà dei luoghi culturali. La progettazione accessibile nasce dall’ascolto dei contesti e delle persone, dall’attenzione verso le fragilità – permanenti o temporanee – e dalla consapevolezza che ogni luogo pubblico è attraversato da esigenze diverse.

Il processo che egli descrive non viene divulgato nei suoi dettagli operativi, ma contestualizzato nel suo significato: dare forma a spazi che si lasciano interrogare e che restano aperti al cambiamento.

La flessibilità come orizzonte progettuale

Secondo Rodighiero, la flessibilità è una competenza del progetto, non una semplice caratteristica tecnica. Gli spazi culturali cambiano nel tempo: si trasformano le mostre, mutano i pubblici, si evolvono i linguaggi e i modi di abitare gli ambienti. L’architettura, per essere davvero inclusiva, deve prevedere queste variazioni e trasformarle in risorse.

Flessibilità non significa indecisione, ma capacità di mantenere continuità anche nel mutamento. È una forma di cura verso le diverse persone che vivono i luoghi della cultura.

Comunicare, orientare, accogliere

Una parte significativa della riflessione riguarda la comunicazione, intesa come infrastruttura culturale che affianca quella architettonica. Testi, simboli, segnaletica, visioni grafiche: tutto contribuisce a costruire l’esperienza del visitatore.

Analogamente, l’orientamento non è un gesto tecnico, ma un atto di responsabilità verso l’autonomia delle persone. Infine, la mediazione culturale e la formazione del personale emergono come elementi essenziali per trasformare lo spazio in un ambiente realmente accogliente.

Il valore della formazione

L’intervento di Rodighiero non chiude la discussione, ma la apre. La sua lezione invita alla formazione continua e alla capacità di leggere criticamente gli spazi della cultura come sistemi complessi, in cui accessibilità e qualità sono inseparabili.

Il processo Design for All come leva progettuale e strategica

Ogni progetto richiede una responsabilità progettuale capace di tradurre la complessità in scelte chiare, inclusive e durature. Il processo Design for All consente di orientare visioni, metodi e strumenti verso soluzioni realmente utili alle persone e ai luoghi.

Per chi desidera approfondire il nostro approccio e le consulenze dedicate, è possibile esplorare le nostre aree di intervento.

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Accessibilità culturale: barriere visibili e invisibili nei luoghi della cultura

Accessibilità culturale: barriere visibili e invisibili nei luoghi della cultura

Riflessioni a partire dal corso nazionale della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali

Accessibilità culturale - Rodighiero.design for All


L’accessibilità culturale come visione sistemica

L’accessibilità culturale non è un insieme di requisiti tecnici né un protocollo da applicare per adempiere a norme. È un processo culturale e organizzativo che riguarda l’intero ecosistema dei luoghi della cultura: spazi architettonici, modalità di fruizione, sistemi comunicativi, competenze professionali e relazioni tra persone.

Una trasformazione che richiede visione, consapevolezza e un approccio progettuale capace di abbracciare la complessità della diversità umana.

Questa prospettiva è al centro del corso nazionale “Accessibilità culturale: principi e pratiche”, promosso dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali all’interno del programma Personeper – Accessibilità nei luoghi della cultura.

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All’interno di questo percorso formativo, Francesco Rodighiero, insieme ad Antonella Agnoli, ha curato la lezione “Le barriere visibili e invisibili: comprendere il contesto per definire le soluzioni”, un modulo che indaga in profondità gli ostacoli – tangibili e intangibili – che condizionano la piena esperienza dei luoghi della cultura.


Riconoscere le barriere oltre l’evidenza

Nell’immaginario collettivo, musei, archivi e biblioteche sono percepiti come luoghi naturalmente aperti a tutti. In realtà, la loro accessibilità è spesso limitata da una costellazione di barriere che interferiscono con la fruizione, l’orientamento, la comprensione e il senso di appartenenza delle persone.

Le barriere fisiche costituiscono il primo livello di ostacolo: gradini, rampe insufficienti, ascensori non adeguati, passaggi stretti, percorsi interni frammentati. Non riguardano solo le persone con disabilità motorie: condizionano anche chi vive temporaneamente una fragilità, come genitori con passeggini, persone anziane o visitatori con mobilità ridotta.

A queste si aggiungono le barriere percettive e sensoriali: sistemi di orientamento che non guidano, illuminazione insufficiente, testi poco leggibili, ambienti acusticamente problematici. Sono difficoltà che incidono sull’esperienza di chiunque, non solo su persone con ipo- o ipersensibilità.

Le barriere tecnologiche rappresentano infine una dimensione sempre più rilevante. QR code, interfacce digitali non accessibili, contenuti non compatibili con le tecnologie assistive e l’assenza di alfabetizzazione digitale generano nuove forme di esclusione invisibile.

Sebbene evidenti, queste barriere vengono spesso affrontate in modo frammentato, senza una strategia complessiva. L’accessibilità culturale, invece, richiede un progetto unitario orientato alla persona.

La soglia simbolica dei luoghi della cultura

Molti ostacoli sono meno tangibili ma altrettanto incisivi. I luoghi della cultura custodiscono infatti una soglia simbolicache può trasmettere distanza o senso di inadeguatezza.

I linguaggi utilizzati nei pannelli, la complessità delle narrazioni, gli apparati informativi progettati per un pubblico colto o specialista, i layout delle sale che suggeriscono chi appartiene a quel luogo e chi no: tutti questi elementi concorrono a definire una barriera culturale difficile da scalfire.

Si tratta di dinamiche sottili ma decisive. Possono trasformare un museo in un luogo percepito come elitario, o una biblioteca in uno spazio che “non è per me”, nonostante la sua missione pubblica.

Il programma generale del percorso Personeper approfondisce questi temi: https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/offerta-formativa/personeper-accessibilita-luoghi-cultura/

Le barriere organizzative: ciò che non si vede

Una parte significativa della lezione affronta le barriere sistemiche, ovvero gli ostacoli invisibili generati da scelte organizzative e gestionali.

Orari limitati o incompatibili con la vita quotidiana, scarsità di servizi flessibili, assenza di figure dedicate alla mediazione culturale, personale non adeguatamente formato sull’accoglienza inclusiva, disallineamento tra comunicazione online e realtà in presenza: sono fattori che influenzano profondamente l’esperienza del visitatore.

L’accessibilità culturale non dipende solo da spazi e tecnologie, ma dalla qualità dei processi che regolano la vita di una istituzione culturale.

Giustizia sociale e barriere economiche

L’accessibilità è anche una questione di risorse. Il costo dei trasporti, dei servizi educativi, delle attività laboratoriali o delle tecnologie può costituire un ostacolo significativo per molti cittadini.

Progettare in modo inclusivo significa interrogarsi sulla sostenibilità economica delle esperienze culturali e immaginare modelli di fruizione equi e accessibili.

L’equità non è un principio astratto: è un elemento concreto di progettazione che determina chi potrà – e chi non potrà – accedere alla cultura.

Le barriere relazionali: la dimensione più fragile

Le barriere più sottili, ma forse più determinanti, sono quelle relazionali.

L’assenza di ascolto, la difficoltà nel costruire fiducia, il senso di solitudine, la mancanza di un supporto umano nei momenti critici sono tutti elementi che influenzano in modo decisivo l’accesso alla cultura.

La relazione è una componente essenziale del progetto culturale. Senza relazioni, nessun luogo è veramente accessibile.

Investire nella qualità dell’accoglienza, nella mediazione culturale e nella costruzione di comunità significa creare condizioni reali di partecipazione.

Spazi che si trasformano: appropriazione, flessibilità e vita quotidiana

Gli esempi di biblioteche europee analizzati durante la lezione – da Copenaghen a Barcellona, da Oslo a Whitechapel – mostrano come gli spazi culturali più inclusivi siano quelli capaci di adattarsi, trasformarsi e accogliere modalità differenti di presenza.

Luoghi che permettono alle persone di sostare, studiare, incontrarsi, osservare, partecipare, riposare.

Spazi che non impongono una postura o un comportamento, ma offrono libertà d’uso e possibilità di appropriazione. La flessibilità architettonica e funzionale diventa così uno strumento fondamentale per accogliere la diversità umana.

L’accessibilità come occasione di rigenerazione culturale

Concepire l’accessibilità culturale come principio progettuale significa riconoscerla come opportunità di rigenerazione.

È un investimento strategico che permette di ripensare servizi, modelli organizzativi e forme di accoglienza, ampliando la partecipazione e valorizzando la pluralità dei pubblici.

L’accessibilità non è un vincolo burocratico, ma una condizione che arricchisce i luoghi della cultura, ne rafforza la missione pubblica e li rende nodi vitali delle comunità contemporanee.

Francesco Rodighiero – Nuovo presidente Design for All Italia

A maggio 2021 si sono svolte le elezioni del nuovo direttivo dell’Associazione Design for All Italia, e con grande orgoglio comunichiamo che il nuovo presidente eletto è Francesco Rodighiero. Il ruolo istituzionale che ricoprirà per i prossimi due anni sarà rivolto principalmente alla disseminazione dei valori e dei principi del Design for All.

Il nuovo direttivo è composto da:

In particolare si è proposto di proseguire il lavoro e l’impegno del su precedessore, Giuseppe di Bucchianico, nel consolidare la base dell’associazione nonché di riflettere sulla comunicazione efficace per un pubblico trasversale e variegato. In particolare, a breve, comincerà un grande confronto con tutti gli stakeholder per approfondire e confrontarsi sull’efficacia della legge sull’accessibilità 13/1989.

Come Presidente Design for All Italia, l’intento è quello di capirne i pregi e i limiti dopo più di quarant’anni di applicazione, per poi costruire un eventuale processo che porti alla costituzione di documenti utili alla costruzione di una nuova legge sicuramente meno prescrittiva e più indicativa secondo il trend dell’Europa e dei paesi nordici.

Inoltre, si penserà a come implementare i servizi e le formazioni didattiche. L’Associazione vuole divenatre un riferimento solido sul tema per corsi, università e istituti e pubbliche amministrazioni. Non si escludono anche consulenze ad aziende per processi di co-design unitamente all’estrapolazione dei bisogni degli stakeholder per definire i requisiti di progetto. 

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