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Architettura accessibile: innovazione e inclusione negli spazi pubblici e privati

Architettura accessibile: innovazione e inclusività negli spazi pubblici e privati

Verso un ambiente costruito senza barriere

Nel panorama dell’architettura contemporanea, il concetto di architettura accessibile è sempre più centrale, rispondendo alla necessità di progettare spazi inclusivi e fruibili da tutti. La crescente attenzione verso la progettazione universale e il Design for All ha portato a un’evoluzione significativa nel modo di concepire edifici e ambienti, eliminando progressivamente le barriere architettoniche e promuovendo soluzioni innovative per una mobilità senza ostacoli.

vedi rodighiero.design

Principi fondamentali dell’architettura accessibile

Un approccio progettuale per un’utenza diversificata

Dal 2007, il nostro studio ha maturato un’esperienza consolidata nella progettazione di spazi accessibili, sviluppando soluzioni su misura per edifici pubblici e privati. L’architettura accessibile che realizziamo si basa su una serie di principi cardine che garantiscono un ambiente costruito adatto a una vasta gamma di utenti:

  • Progettazione universale: creazione di spazi utilizzabili da tutti, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o cognitive.

  • Eliminazione delle barriere architettoniche: rimozione di ostacoli strutturali che limitano la mobilità e l’autonomia.

  • Integrazione dell’ergonomia negli spazi pubblici e privati: progettazione che migliora il comfort e la sicurezza di tutti gli utenti.

  • Uso di materiali e tecnologie innovative: soluzioni avanzate per garantire accessibilità senza compromettere estetica e funzionalità.

  • Flessibilità d’uso: progettazione di ambienti capaci di adattarsi a diverse esigenze, favorendo l’autonomia di tutti gli utenti.

  • Chiarezza e percezione: uso di segnaletica efficace, contrasti visivi adeguati e illuminazione studiata per facilitare l’orientamento.

Dall’accessibilità all’inclusività

Oltre le normative: una visione proattiva della progettazione architettonica

Non si tratta solo di conformarsi a normative esistenti, ma di adottare un approccio proattivo capace di anticipare le esigenze degli utenti e migliorare la qualità della vita. Il Design for All rappresenta una metodologia progettuale che non considera l’accessibilità come un vincolo, bensì come un’opportunità per realizzare ambienti più funzionali, accoglienti e armoniosi.

L’inclusività negli spazi architettonici non riguarda solo le persone con disabilità motorie, ma anche anziani, bambini, persone con difficoltà sensoriali e chiunque possa beneficiare di un ambiente più intuitivo e accogliente. Nel nostro lavoro, creiamo edifici con percorsi fluidi, spazi modulabili e tecnologie integrate, non solo per garantire l’accessibilità, ma per sviluppare una nuova estetica capace di valorizzare il concetto di equità nell’abitare.

Vedi il nostro processo di lavoro

Applicazioni pratiche e innovazioni tecnologiche

Esempi concreti di progettazione inclusiva

L’architettura accessibile trova applicazione in diversi ambiti, e nei nostri progetti ci occupiamo di:

  • Edifici pubblici e privati progettati con percorsi senza ostacoli, ingressi facilitati e segnaletica accessibile.

  • Spazi interni inclusivi che favoriscono la mobilità e l’ergonomia, come cucine accessibili, bagni adattabili e arredi modulari.

  • Tecnologie assistive integrate nelle costruzioni per migliorare l’accessibilità di persone con disabilità motorie e sensoriali.

  • Sistemi di smart building che consentono il controllo automatizzato di illuminazione, porte e dispositivi per facilitare l’autonomia.

  • Uso della natura come strumento di inclusione: progettare spazi verdi e aree pubbliche con percorsi accessibili, aree tattili e zone di riposo per garantire benessere psicofisico a tutti.

Attraverso ogni progetto, il nostro obiettivo è coniugare accessibilità e valore estetico, ponendo al centro le esigenze delle persone e sviluppando soluzioni che migliorano la qualità della vita.

Accessibilità e innovazione: ripensare l’architettura del futuro

Il futuro dell’architettura: progettare per tutti

l progresso nell’architettura accessibile non si misura solo nell’eliminazione di ostacoli fisici, ma nella creazione di ambienti realmente inclusivi. La progettazione universale, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’uso intelligente di tecnologie innovative e l’integrazione del Design for All rappresentano la strada per un futuro più equo e sostenibile.

Dal 2007, il nostro studio ha progettato spazi che mettono l’accessibilità al centro, dimostrando che architettura e inclusione possono coesistere armoniosamente. Progettare senza barriere non è solo un obbligo etico, ma una straordinaria opportunità per migliorare il benessere collettivo e creare una società più equa e consapevole.

Design for All, Inclusive Design, Universal Design: approcci progettuali a confronto

Nell’evoluzione costante del Design e dell’innovazione, emerge sempre più la necessità di porre al centro della progettazione l’obiettivo dell’inclusione. L’inclusione è una parola che porta con sé numerosi significati e ambiti, in quello progettuale rappresenta l’ambizione di vivere in una società in cui ogni individuo, indipendentemente dalle sue abilità, disabilità, età, genere o background culturale, ha accesso agli stessi servizi, prodotti e opportunità – un mondo veramente equo e accessibile per tutti. L’importanza di porre l’inclusione al centro del processo di progettazione è resa ancor più evidente dal progressivo invecchiamento della popolazione: l’aumento della longevità è un segno di progresso, ma presenta nuove sfide per trovare le risposte più pertinenti alle esigenze di una popolazione anziana che convive con almeno cinque generazioni. Questo rende per il Design un imperativo etico, tecnico e pratico.

In tale contesto, emergono tre discipline significative che hanno affrontato la progettazione attraverso riflessioni in decenni di storia: Design for All, Inclusive Design e Universal Design. Ognuna affronta il tema con modalità da diverse angolazioni, ma con un obiettivo comune: migliorare la vita degli individui, l’autonomia e, più in generale, il benessere e il comfort attraverso la progettazione. Seppur con un obiettivo comune, ognuna ha le sue  caratteristiche distintive, in termini di processo, strategie e benefici. Le tre discipline promuovono una cultura di accettazione, rispetto e considerazione; questo conduce a una maggiore coesione sociale, a una riduzione delle disparità e a una maggiore partecipazione attiva di tutti i membri della comunità.

Dalla dichiarazione di Stoccolma del 2004, il Design for All è il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. Le principali premesse sono l’approccio olistico e la sfida creativa: la prima evidenzia la necessità di organizzare gruppi di lavoro con le competenze e le professionalità necessarie per affrontare il progetto nella sua totalità e complessità; la seconda l’energia e la determinazione che spinge a esplorare nuove idee per superare gli ostacoli trovando soluzioni alternative e innovative. La sfida creativa ed etica è rivolta non solo ai progettisti, ma anche agli imprenditori, agli amministratori e ai dirigenti politici a cui è chiesto di considerare costantemente l’inclusione come parte integrante della loro visione proprio perché sono fondamentali decisori del processo progettuale in opera.

Il coinvolgimento attivo e creativo degli utenti finali, degli stakeholder (debitamente selezionati) e degli experiencer (diretti e indiretti) è il pilastro del Design for All, che ha consolidato da vent’anni la centralità di processi partecipativi. Gli individui eterogenei per cui sono destinate le soluzioni – che siano prodotti, servizi o ambienti – devono essere coinvolti fin dalle prime fasi del processo di progettazione perché portano una prospettiva unica e preziosa sulla loro esperienza e sulle eventuali difficoltà che affrontano. Il team di lavoro collabora con loro per comprendere i loro bisogni, preferenze ed esigenze specifiche, e trasformando le informazioni in requisiti di progetto che daranno vita alle soluzioni opportune anch’esse validate dalle persone coinvolte.

Il Design for All rappresenta una sfida che richiede tempo, impegno e talvolta costi aggiuntivi rispetto a un approccio tradizionale, ma riduce notevolmente la possibilità di errori (e quindi a sua volta eliminando i costi di rettifica) proprio per la continua verifica “bottom-up”. Inoltre assicura che le soluzioni siano mirate alla gradevolezza e non discriminanti, ovvero senza enfatizzare le differenze o le esigenze specifiche, come ad esempio quelle delle persone con disabilità.

 

LInclusive Design è una filosofia di progettazione molto simile al Design for All, infatti si pone come obiettivo la partecipazione in modo equo, sicuro e indipendente nelle attività quotidiane considerando la diversità umana. Per raggiungere questi obiettivi adotta una serie di principi chiave (esplicitati dal Design Council) che pongono, come il Design for All, le persone al centro del processo di progettazione promuovendo il benessere personale, la coesione sociale e il piacere per tutti. Sottolinea la necessità di non focalizzarsi unicamente alle limitazioni motorie, ma di estendere il proprio raggio d’azione anche alle difficoltà di apprendimento, ai problemi di salute mentale, alle disabilità visive e uditive. 

L’Inclusive Design riconosce apertamente che non sempre è possibile risolvere tutte le esigenze con una singola soluzione, e propone di rendere nota la parte di popolazione che potrebbe essere esclusa – le cause possono essere dovute a questioni tecniche, tecnologiche o, talvolta, economiche. Esorta a proporre alternative che tengono conto della diversità delle esigenze degli utenti, garantendo la possibilità di scelta, come collezioni di prodotti, soluzioni complementari, add-ons o altro. 

Di particolar rilievo, riconosce la diversità delle esigenze in continuo mutamento e propone che le soluzioni siano predisposte alla flessibilità nel tempo, garantendo che l’accesso e l’usabilità siano continuamente ottimali.

 

L’Universal Design è un approccio molto diffuso negli Stati Uniti, in Australia e non solo, che si basa su 9 principi chiave, rendendo il processo di progettazione inclusiva apparentemente di semplice applicazione: equità nell’uso, flessibilità nell’uso, semplicità e intuitività, informazioni per tutti, tolleranza all’errore, riduzione dell’Impegno fisico, dimensioni e spazio adeguati, compatibilità con il futuro, e bassi costi d’uso. Seppur la lista (o manifesto) sia ampiamente condivisibile, apprezzabile, e nonostante non sia concordato un particolare processo o metodo, questi principi subiscono continue integrazioni e precisazioni. La complessità del progetto contemporaneo e delle sfide richiede un continuo adattamento, la disciplina riconosce (indirettamente) che la diversità delle esigenze è difficilmente riassumibile in pochi assunti. 

In modo aperto o implicito, Design for All, Inclusive Design e Universal Design, tengono in considerazione l’impatto ambientale e il risparmio energetico – si affrontano sfide ambientali senza precedenti, e pertanto promuovono una progettazione sostenibile e responsabile per costruire una società più giusta, sostenibile e inclusiva per le generazioni presenti e future.

 

Cos’è il Design for All – Intervista a Francesco Rodighiero

Recentemente mi hanno sottoposto una serie di domande molto pertinenti per capire a fondo il Design for All e come possa essere utile quando applicato. E’ una breve intervista che cerca di fare il punto della situazione e costituire un punto di partenza per chi vuole approfondire il tema.

Francesco Rodighiero

1. Cos’è il Design for All? Come lo intende?

La Dichiarazione di Stoccolma del 2004 non lascia spazio a fraintendimenti e definisce il Design for All come il “[..] il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. [..]”. A livello più personale, utilizzo i principi del DfA perché i prodotti per persone con disabilità abbiano la stessa cura dei prodotti del classico mondo del Design.

Dichiarazione di Stoccolma dell’EIDD©, 2004

2. Come progetta un prodotto seguendo i principi del Design for All?

I progetti nascono sempre dall’osservazione, dalla ricerca e principalmente dalle richieste della committenza. Il Design for All mi è utile per avere molta attenzione all’utenza ampliata: il Design tradizionale progetta spesso e volentieri per astrazione considerando l’uomo standard. Di fatto l’uomo standard non esiste, ma è invece un sistema complesso di abilità diversificate, a volte disabilità, e soprattutto desideri, aspirazioni.

vedi i nostri progetti Design for All

3. Si avvale anche del confronto con altri professionisti?

Nello Studio Rodighiero.Design ho la fortuna di avere un padre ingegnere che mi supporta in alcune soluzioni tecniche, i prodotti per le persone con disabilità a norma devono rispettare le portate e quindi sollecitazioni e sforzi di svariate centinaia di kg. Dall’altro lato ho un fratello architetto che mi aiuta a considerare e contestualizzare i prodotti all’interno di ambienti ricercati e contemporanei. Mi considero fortunato.

4. Come si è evoluta negli anni la progettazione “senza barriere architettoniche”?

Sicuramente negli ultimi vent’anni si fa molta più attenzione alle barriere architettoniche, anche se risolvono solo una parte del ‘problema’. Rendere accessibile un museo non significa rendere fruibile a tutti l’esposizione. Basti pensare ai non vedenti… In questo senso, è meglio avere un approccio inclusivo come il DfA e rendere l’abbattimento delle barriere architettoniche un sottoinsieme del processo di progettazione.

5. Si ritiene soddisfatto del percorso evolutivo della progettazione?

Sì, se vedessi anche grandi designer e archistar progettare in modo inclusivo…

6. Quali sono, secondo lei, gli aspetti che meritano più attenzione per il futuro?

L’invecchiamento della popolazione e la sua longevità sono fattori che non si possono non tenere in considerazione. E gli anziani di oggi sono persone che non voglio sentirsi tali, sono connessi alla rete e tecnologicamente educati grazie ai dispositivi mobili. In questo contesto, la dignità delle persone sarà sempre più importante. Non ci può più permettere di progettare ausili dal sapore ospedaliero, e, più in generale, mettere in commercio prodotti difficili da comprendere e utilizzare.

7. Come giudica la vision di Goman riguardo il Design for All? Avete nuovi progetti in cantiere?

Estremamente nobile. Sono rarissime le aziende che rischiano proponendo prodotti innovativi e inclusivi, che, nel suo settore, possono risultare dirompenti e inusuali. Ci vuole coraggio e determinazione. Dai risultati soddisfacenti delle vendite di Prime e dalla selezione per il Compasso D’Oro ADI, stiamo cogliendo l’occasione per sviluppare insieme al dipartimento di R&S un progetto nuovo che fa tesoro delle novità degli ultimi successi.

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